Spirito di vino

Di Massobrio Paolo
21 Giugno 2001
Il fatto è – mi ha scritto Luca Doninelli in uno dei commoventi carteggi che onorano la nostra amicizia – che la gente crede che il miracolo delle Nozze di Cana sia stata una faccenda di polverine

Il fatto è – mi ha scritto Luca Doninelli in uno dei commoventi carteggi che onorano la nostra amicizia – che la gente crede che il miracolo delle Nozze di Cana sia stata una faccenda di polverine. E invece no – insiste – perché ad un certo tavolo qualcuno si è accorto non solo della stravaganza del vino buono (lo attesta il Vangelo) alla fine del pranzo, ma anche dell’origine di quel vino. Insomma un miracolo carnale, vero, addirittura doppio, se pensiamo che il vino sarà anche stato di un vitigno riconoscibile, magari di un produttore che – dice Doninelli – ne faceva soltanto sei giare e di lui si parlava in tutta la Galilea. Anzi, addirittura qualcuno si sarà alzato e – fra lo stupore del secondo assaggio – avrà pure azzardato un nome: «Ma questo è il vino di Jacopus Bolognensis». C’è una tenerezza infinita in tutto questo, se pensiamo alla carnalità delle cose che ci parlano dell’Infinito. La vacanza estiva degli amici di Rimini avrà come titolo «Sia che beviate, sia che mangiate». E non è uno slogan folkloristico e godereccio, ma il desiderio che ogni particolare dell’esistenza (mangiamo tre volte al giorno e dunque?) sia ricollegato al Tutto. Al loro meeting brindo con un vino “da meditazione” “I Capitelli” e lo produce Anselmi a Monteforte d’Alpone. Ha profumi intensi di mandorla e agrumi; in bocca è un velluto di straordinaria intensità. Assaggiatelo con un Bitto della Valtellina e del miele di acacia. (massolon@tin.it)

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