Stare con Craxi, poi mollarlo al suo destino, infine l’indulto. È una vita che Amato soffre
´ «Sono già passati quaranta giorni dal varo della Finanziaria e non si sono registrate sorprese», dice Tommaso Padoa-Schioppa sul Sole 24 Ore (8 novembre).
Il ministro deve avere una vita ben movimentata se quel che è avvenuto non lo registra come una sorpresa. Comunque ricorda sempre più l’omino della barzelletta che precipita da un grattacielo di cento piani e al quarantesimo dice: «Finora non è successo niente».
´ «In materia culturale la stampa di destra non vuole essere da meno di quella di sinistra, perciò si valgono di critici liberi di distanziarsi dalla linea editoriale del giornale. Su questo film, però, c’erano consegne precise», dice Ken Loach a Io donna (4 novembre).
I critici dei giornali di destra variano secondo i paesi, gli artisti di sinistra con la puzza sotto il naso, invece, tendono a essere uguali dappertutto.
´ «Abbiamo atteso segnali che per la giustizia cominciasse davvero una nuova stagione», dice Livio Pepino all’Unità (8 novembre).
Come cavallerizzi i pm militanti usano verso Clemente Mastella e il governo Prodi ora le briglie, ora gli sproni, ora il frustino. Se, poi, l’esecutivo farà la sua corsa meglio, potrebbe persino arrivargli una zolletta di zucchero.
´ «Ho dovuto prendere atto della volontà del Parlamento con sofferenza», dice Giuliano Amato all’Unità (8 novembre).
È una vita che soffre: prima a fare il numero due di Craxi, lasciando l’area di sinistra del Psi, poi a mollare Craxi al suo destino di perseguitato. Ora con l’indulto. La vita è cattiva.
´ «La Conferenza episcopale che è di fatto diventata un’istituzione lobbistica», dice Eugenio Scalfari sul Venerdì di Repubblica (2 novembre).
Mica un’istituzione di beneficienza come il clan De Benedetti-Scalfari.
´ «Il Vice e Rummy hanno corroso la Costituzione usando gli attacchi terroristici come pretesto per correggere il passato», dice Maureen Dowd sull’Herald Tribune (2 novembre).
La Dowd è una giornalista sveglia, ma parlare di attacchi del terrorismo come pretesto sfiora il giuliettochiesismo, la fase finale del demenzialismo giornalistico.
´ «Non vogliamo mica la luna», dice Paolo Ferrero a Repubblica (2 novembre).
Una delle poche buone notizie di questi tempi. Anche i rifondaroli non sopportano più Pietro Ingrao.
´ «Con una popolazione di sessantenni un boom demografico è evidentemente improbabile. Una soluzione è portarvi studenti universitari», dice Francesco Giavazzi al Corriere della Sera (4 novembre).
E bucargli anche i preservativi.
´ «Vorrei invece domandare io alle donne se è ancora vero che piaccio loro e perché, oppure se è una falsa vulgata», dice Antonio Di Pietro a Io Donna (4 novembre).
Falsa vulgata! Ecco il vero erede di Totò e Peppino De Filippo.
´ «Si è fatto leva soltanto sull’effimero senza mettere a punto un progetto culturale a lunga scadenza», dice Roberto De Simone al Corriere della Sera (4 novembre).
Un progetto culturale a lunga scadenza promosso da Antonio Bassolino: che incubo!
´ «Il filo logico deve essere garantito da una politica compatta, non raffigurata da una diarchia tra il riformismo e il radicalismo», dice Pierluigi Bersani al Corriere della Sera (6 novembre).
Politica compatta, diarchia? Il governo Prodi sta facendo del male a Bersani che sembra sempre di più il Ferrini dei pedalò.
´ «I veri psicotici non fanno per nulla così, il loro disturbo lo vedi nei piccoli gesti delle mani, nel loro modo di parlare», dice Annette Bening a Donna (3 novembre).
Allude a Romano Prodi?
´ «L’intolleranza verso le persone trans è tangibile nei bagni», dice Delia Vaccarello sull’Unità (7 novembre).
Che cos’è tangibile dei trans nei bagni?
´ «Era all’8 per cento e con i carabinieri di tangentopoli fuori dalla porta», dice Antonio Bassolino a Repubblica parlando del Pci napoletano (5 novembre).
O’ governatore ha mandato o’ messaggino a o’ presidente.
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