Statalismo. Il futuro alle spalle
Avrete tutti sentito parlare di analfabetismo di ritorno in Italia. Il menatorrone parte da Tullio De Mauro ministro (linguista, già collaboratore del gruppo Repubblica-Espresso) e finisce con l’ultima copertina de L’Espresso (ma anche Repubblica ci ha fatto un domeniddio di dibattitto). Il paradosso è che sulle cause del disastro il riserbo è assoluto. Insomma: gli stessi che, con i bravi cattolici della sinistra Dc, in un trentennio di potere pressoché incontrastato, hanno fatto fuori la scuola italiana, sostituendo il blocco di comando burocratico alla varietà delle esperienze educative presenti sul territorio; il collettivo al maestro, i commissari del popolo e il babysitteraggio populista alla libertà e autorità di insegnamento, il marx-freud-leninismo del Centro Insegnanti Democratici alla tradizione classica; Gramsci a Manzoni; Bruno a Tommaso; la sociologia alla letteratura; l’eresia all’ortodossia; il nichilismo al realismo, ci vengono ora a raccontare che la scuola è il regno degli asini e l’Italia quello degli analfabeti. Bella scoperta. Applausi. Se non sembrasse l’ennesimo, obliquo, straniato depistaggio, all’arrembante e popolare richiesta di libertà, di fine del monopolio statale e di apertura all’ipotesi di una riforma dell’istruzione fondata sul “buono scuola”. Il giudizio sulla crisi totale dell’educazione pubblica è una delle vere realtà bipartisan degli Stati Uniti. Ma mentre Clinton ci ha speso calde lacrime, i Repubblicani di Bush agiscono. Per risollevare gli standard d’insegnamento, puntano anche sulla “selezione naturale” che le famiglie operano se lasciate materialmente in grado di scegliere. L’obbiettivo dichiarato dal nuovo inquilino della Casa Bianca è quello d’introdurre buoni-scuola (voucher) di 1500 dollari all’anno per famiglia. I Democratici dicono (accusano) che ciò comporterà un finanziamento indiretto alle scuole private, ma in realtà il buono-scuola è spendibile ovunque lo si ritenga opportuno. La battaglia legislativa al Congresso non si farà attendere, ma la differenza con l’Italia è evidente: gli Stati Uniti sono una democrazia matura, l’Italia è ancora un regimetto che stenta a uscire da un lungo tunnel di paraculaggini più o meno intellettuali e, soprattutto, di veri e propri brogli culturali. La questione del “revisionimo” storico è esplosiva per questo (per non parlare della regressione teppistica della sinistra televisiva, Rai e non solo: avanti così Michele Santoro, avanti “Sciuscià”, che alle elezioni Rutelli perde per cappotto!). Cosa sarà dei 500mila volumi della cantina Einaudi acquistati in blocco e regalati alle scuole statali da Luigi Berlinguer, penultimo ministro comunista all’istruzione, quando i giovani scopriranno che, negli ultimi trent’anni, la scuola di Stato è servita a produrre solo analfabetismo e conformismo di sinistra? Sarà “La tragedia dei comunisti italiani”.
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