Storia di uno (scomodo) testimone

Di Persico Roberto
15 Marzo 2001
László Puskás, Teodor Romza, 190 pp. La casa di Matriona, lire 16.000

Nato sotto la corona asburgica nel 1911, Teodor Romza compì gli studi in un liceo della Repubblica Cecoslovacca, iniziò il suo ministero sacerdotale e venne consacrato vescovo come cittadino ungherese. Fu ucciso nel 1947 da un’iniezione letale praticatagli in un ospedale dell’Unione Sovietica, dopo essere sopravvissuto a un incidente stradale provocato ad arte dal KGB. Il tutto senza mai lasciare il suo Paese natale, la Rutenia subcarpatica, un fazzoletto di terra incuneato fra Ungheria, Slovacchia, Polonia e Ucraina (cui attualmente appartiene). E senza mai venir meno alla fedeltà alla Chiesa greco-cattolica, già osteggiata per i suoi rapporti con Roma dalla Cecoslovacchia massonica di Masaryk, poi duramente perseguitata dai sovietici. Ripetutamente “invitato” a passare alla Chiesa ortodossa, il vescovo Romza non volle abbandonare il suo piccolo gregge, miracolo di unità fra Oriente e Occidente. Continuò il suo ministero, incurante delle minacce. Fino al martirio.

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