Strane coincidenze
Di una centrale italiana di Bin Laden ha parlato il 12 ottobre 2001 il Dipartimento del tesoro americano, definendola «la più importante base italiana di al Qaeda». La centrale, da cui «partirebbero armi uomini e denari verso tutto il mondo», sarebbe stata individuata a Milano, in un palazzo di viale Jenner, dove, dietro l’insegna di una autorimessa, hanno sede anche una moschea e il locale Istituto Culturale Islamico. Interrogato dai giornalisti, l’attuale presidente dell’istituto, l’architetto libico Shaar Abdel Hamid, ha negato ogni legame organico con al Qaeda, ma ha dovuto ammettere come “possibile” che tra le migliaia di frequentatori della moschea possano essersi infiltrati anche i complici del terrorismo. In realtà sulla moschea e sull’istituto di viale Jenner la polizia e i magistrati milanesi hanno da tempo un nutrito dossier. Nel 1995 l’imam della moschea, Anwaar Shabanm, colpito da un mandato di cattura del giudice Grigo, riuscì per un soffio a sottrarsi alla cattura, e in seguito pare sia morto in Bosnia in un misterioso conflitto a fuoco. Nel 1998, alcuni “assidui frequentatori” della stessa moschea furono arrestati dalla polizia italiana, ma sono stati scarcerati per ordine della Cassazione. Nel 1999, addosso a un algerino arrestato a Seattle nei giorni del verice del G7, tale Ahmed Ressam, furono trovati indizi di “contatti” in Italia, tra cui due a Milano. Il passaporto di uno di questi è stato rinvenuto dalla polizia in viale Jenner nel corso di una perquisizione. All’inizio del 2001 la polizia italiana ha arrestato in Lombardia, e per la precisione a Gallarate in provincia di Varese, cinque tunisini affiliati nella lista nera dei complici di Osama Bin Laden. In carcere, a Milano, è da sei mesi il presunto capocellula, Sami Essid, che frequentava abitualmente viale Jenner. Il 10 ottobre la polizia milanese ha compiuto altri tre arresti: uno degli arrestati, il tunisino Mohammed Aouadi, è stato catturato proprio mentre usciva dalla moschea.
(tratto da Simon Reeve, I nuovi sciacalli, Bompiani, 2001, p. XXXIX, nota 43).
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