STRESS DA STATALISMO
Come molti di quelli che mi leggono sanno, il Sessantotto si è abbattuto soprattutto sulla scuola, che da allora è una bagnarola talmente rattoppata dalle continue «riforme» da rendere preferibile (a mio avviso) abolirla. Sì, sono convinto che la scuola-di-Stato (di giacobina memoria) ormai sia una mangia-risorse che se fosse solo inutile sarebbe già tanto. Invece, temo sia diventata anche dannosa, dal momento che gli insegnanti per disperazione sono arrivati a okkupare insieme agli studenti e a farsi fotografare in pigiama pur di mostrarsi di ampie vedute. Io sono per la scuola libera: chi vuole intraprendere in tal senso faccia pure, a suo rischio e profitto; lo Stato intervenga solo in caso penale. Io, per esempio, mi recherei da un preside con le mie pubblicazioni sotto il braccio e gli direi: se mi assume come docente, le garantisco un incremento delle iscrizioni, però voglio tot di stipendio; libero lei di licenziarmi in tronco quando la mia presenza le iscrizioni le facesse calare. Sì, perché insegnare mi piaceva. Prima che mi facessero venire l’esaurimento nervoso. Prima del Sessantotto, quando sui banchi c’ero io, l’alleanza preside-professori-genitori era ferrea contro gli educandi. Ma l’esaurimento non solo non mi è mai venuto, bensì lo facevo venire io agli altri.
Dopo il Sessantotto, si sono rovesciate le alleanze e la vittima è diventata l’insegnante, che si è trovato contro anche stampa, magistratura, libertari, sindacati e politici. Oltre al carovita, s’intende. Così, la categoria è balzata al primo posto del malessere psichico, per la gioia degli psichiatri (ammesso che i tapini siano così fortunati da trovare pompieri anziché incendiari). Se ne è fortunatamente accorto lo specialista Vittorio Lodolo D’Oria, che ha curato un libro dal titolo significativo: Scuola di follia, Armando Editore. Lo raccomando a tutti gli insegnanti. Con tutta la mia compassione.
Rino Cammilleri
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