Stretta finale

Di Bottarelli Mauro
02 Settembre 2004
Alla vigilia della ripresa parlamentare, il ministro Roberto Calderoli parla di federalismo e immigrazione. E lancia un monito agli alleati: «Pronti ad andare da soli alle regionali se si rallenta il cambiamento»

«Una cosa deve essere chiara fin da subito: il nostro appoggio al candidato della Casa delle Libertà in Regione Lombardia, così come in tutte le altre aree del Nord in cui si vota, compreso il Comune di Milano, è strettamente e ineluttabilmente legato al cammino delle riforme. Se camminano secondo i piani e i tempi saremo come sempre alleati fedeli, altrimenti correremo da soli». Roberto Calderoli, neo-ministro delle Riforme e da sempre fedelissimo di Umberto Bossi, non ha dubbi riguardo il futuro politico del Carroccio e a Tempi racconta quali saranno le tappe e le strategie grazie alle quali la coalizione di centrodestra potrà non solo attuare il programma ma anche garantirsi un nuovo mandato nel 2006. Ma, con la medesima schiettezza e onestà che da sempre lo contaddistingue, mette in chiaro fin dall’inizio che di cambiali politiche in bianco in via Bellerio non se ne firmano.

Ministro Calderoli, a giorni riparte il dibattito parlamentare sulle riforme dopo un’estate di intensi colloqui e critiche roventi: a che punto siamo?
In tutta onestà non posso che definirmi soddisfatto. Ho passato l’estate a incontrare politici, parti sociali, rappresentanti di categoria: chiunque avesse un dubbio, una perplessità sul cammino delle riforme che stiamo andando ad affrontare ha ricevuto non solo le mie rassicurazioni ma le mie più ampie spiegazioni al riguardo. Chiarezza, questa è la parola d’ordine. Ora la partita comincia ad entrare nel vivo: da oggi al 10 settembre si riunisce infatti a Roma il tavolo tecnico composto, oltre che da me, dagli onorevoli Nania, Volonté, Bruno, Cé, Brancher e spero, se vorrà partecipare, Chiara Moroni del Nuovo Psi. La settimana successiva la discussione si allargherà e comprenderà un deputato e un senatore di ogni partito. Infine si giungerà quindi a un confronto globale di fronte alla proposta che ho elaborato e che presenterò sul tavolo comune.

Oltre all’opposizione anche Confindustria è parsa molto critica, soprattutto per quanto riguarda il capitolo del federalismo…
è vero, ma posso dire che dopo l’incontro molto cordiale che ho avuto con Beretta e Garrone la posizione dell’associazione degli industriali è radicalmente cambiata, hanno capito che una cosa sono le polemiche strumentali e un’altra la realtà dei fatti. Posso affermare senza timore di smentita che l’80 per cento dei problemi che sono stati sollevati da Regioni, parti sociali, mondo associativo e della politica hanno trovato una soluzione nel corso di questo agosto che non posso non definire fruttuoso. Inoltre mi preme far presente un’altra questione: ovvero, l’assoluta inconsistenza di molti dei rilievi che venivano mossi alla riforma. Un caso su tutti, quello del premierato: la sinistra continua ad agitare lo spettro di un premierato forte che nella realtà dei fatti non esiste più, visto che il potere di scioglimento delle Camere risponde comunque a condizioni e paletti ben precisi così come l’eventuale sostituzione del premier senza ricorso alle urne. Sono sereno, anche perché devo ammettere che l’atteggiamento responsabile tenuto da tutti in Commissione, con un più che ragionevole numero di emendamenti presentati, ha fatto in modo che io potessi leggerli e approfondirne il contenuto uno per uno.

Lei ha parlato di un agosto fruttuoso, ma si può anche dire che questo mese è stato caratterizzato da polemiche piuttosto roventi e dirette verso il suo partito. Mi riferisco, in particolare, al cosiddetto “tagliando” per la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e all’intervento del ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, al Meeting di Rimini. Cosa ne pensa?
Da sempre, da quando faccio politica, reputo agosto il mese deputato alle amplificazioni, alle sparate: il Parlamento è vuoto, i cronisti cercano a tutti i costi la notizia e spesso i politici sono ben contenti di guadagnarsi la prima pagina fornendone una. Parlando nello specifico del problema, per quanto mi riguarda la Bossi-Fini va benissimo così visto che i rilievi mossi dalla Consulta riguardano, in punta di Costituzione, i diritti dei cittadini non dei clandestini. Detto questo, vedo che non solo la Lega Nord ma anche An si sta muovendo verso una direzione che è opposta a quella di un allargamento delle maglie: mi riferisco alla proposta dell’onorevole La Russa di istituzione del reato penale di permanenza clandestina sul territorio italiano. Sia ben chiaro, questa non è una novità, ne avevamo infatti già parlato all’inizio della legislatura ma poi questa ipotesi era stata scartata poiché significherebbe affidare l’intera pratica ai tribunali con un doppio effetto negativo: paralisi dell’attività giudiziaria e impossibilità formale dell’espulsione visti i tempi biblici richiesti. A mio avviso esiste una terza via percorribile: ovvero passare la competenza ai giudici di pace, evitando di ingolfare le cancellerie e garantendo una risoluzione celere della questione. Certo, bisogna attrezzarsi…

E riguardo la questione delle quote, cosa ne pensa?
Francamente è una questione che non capisco, soprattutto quando viene posto il problema in termini di scarsa flessibilità. Già oggi le quote vengono stabilite dallo Stato di anno in anno in base alle esigenze. Cosa c’è di più flessibile come criterio? Inoltre ritengo sbagliatissimo legare la questione a quella del lavoro, poiché basta fare un giro nel nostro Nord-Est per vedere quanta mano d’opera straniera è già stata buttata sulle strade perché sono terminati i periodi di sovraproduzione o perché gli imprenditori hanno deciso di delocalizzare le aziende. Cosa ci facciamo con questa gente rimasta a spasso adesso? è proprio il caso di legittimare altri ingressi quando migliaia di lavoratori sono per strada?

Inoltre lei ha sempre legato il problema dell’immigrazione clandestina a quello del terrorismo islamico, la cui ferocia ha trovato una nuova dimostrazione con il caso Baldoni…
Devo dire che da questo punto di vista mi sono preso una bella rivincita visto che il ministro Pisanu, intervistato da l’Espresso, ha dovuto ammettere ciò che io ripeto da tempo: ovvero che la tratta dei clandestini è uno dei mezzi, se non il principale, con cui i fondamentalisti giungono indisturbati nel nostro paese. E, per dirla con Pisanu, si preparano a sfruttare le mobilitazioni e i cortei dell’autunno per colpire. Se a questo uniamo la drammatica testimonianza del capo del Sisde, Mario Mori, al Meeting di Rimini riguardo i rischi di un attentato nel nostro paese, sento di poter dire che gli attacchi nei miei confronti e gli epiteti che vengono rivolti alla mia persona ogni volta che parlo di questo problema sono solamente ideologici e strumentali. Oltre che pericolosissimi.

Torniamo alla politica interna. Il prossimo anno si voterà per la presidenza della Regione Lombardia e per il Comune di Milano, due voti-chiave anche in relazione alla sconfitta patita dalla Cdl alla Provincia del capoluogo lombardo. La Lega Nord questa volta sosterrà il candidato del centrodestra?
Per quanto riguarda le regionali, il nostro appoggio dipende in toto dal cammino delle riforme in ambito nazionale. Vede, i tempi sono strettissimi e l’enorme numero di leggi e provvedimenti da votare ci costringe a un contingentamento rigidissimo: basta un ritardo, anche minimo e motivato da qualsiasi scusa, per far saltare tutto e ritardare le riforme a dopo il voto del 2006. Bene, alla luce di questo io posso dire che se tutto andrà liscio la Lega correrà insieme al centrodestra, altrimenti proporrà un proprio candidato autonomo per il Pirellone, così come ha fatto per la Provincia. Questo sia chiaro per tutti, non accettiamo rinvii, né rassicurazioni formali dall’alto, né scuse.

Ma così si rischia di perdere due baluardi del centrodestra, non pensate che a quel punto verreste definitivamente bollati come “traditori” dagli elettori della Cdl?
Piano, una cosa alla volta. Io ho detto e ripeto che andremo da soli se il cammino delle riforme verrà bloccato e in quel caso a tradire sarà chi non si è battuto fino in fondo affinché quanto stipulato nel patto con gli elettori del 2001 si tramutasse da promessa in realtà. Non è la Lega a tradire, noi rispettiamo i patti da buoni alleati ma quando qualcuno decide di stracciare il programma comune allora ci sentiamo legittimati a fare da soli, ad avere mano libera per ottenere ciò che vogliamo: ovvero il cambiamento.

In caso tutto vada per il verso giusto, ritiene la candidatura di Roberto Formigoni quella giusta per vincere nuovamente in Regione?
Certamente la figura del presidente Formigoni, anche alla luce dei risultati ottenuti, è quella che garantisce una maggiore possibilità di successo. Comunque sia, prescindendo dal fatto che ritengo impossibile perdere in Regione e al Comune di Milano, vorrei spendere ancora due parole sulla questione delle provinciali: unendo i voti della Colli con quelli di Zanello al primo turno non si arrivava comunque al 50%, quindi l’assunto di chi ci colpevolizza è smentito dai fatti. Inoltre, in previsione del ballottaggio, la Lega Nord ha schierato a Milano personaggi del calibro del ministro Roberto Castelli e dell’onorevole Giancarlo Giorgetti per fare campagna elettorale per Ombretta Colli, non mi pare che An e Udc abbiano fatto altrettanto. Anzi. Ora bisogna fare mente locale sulle scelte per il prossimo anno, bisogna che ci sia chiarezza politica e che si cominci in fretta senza perdere tempo, altrimenti si rischia grosso: magari non in Lombardia e a Milano, ma altrove il tracollo è possibile.

Quindi è un problema interno alla Casa delle Libertà?
è un problema politico. In primo luogo perché senza riforme la Lega ha le mani libere, secondo perché la chiarezza nella coalizione passa inequivocabilmente dalla chiarezza interna ai vari partiti: e nel caso specifico della Lombardia penso che i primi a dover risolvere – e in fretta – i seri problemi che regnano al loro interno siano quelli di Forza Italia.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.