Stupid white man

Di Luigi Amicone
16 Settembre 2004
Benissimo. Noi facciamo fatica a prendere sul serio la seria proposta del musulmano Magdi Allam,

Benissimo. Noi facciamo fatica a prendere sul serio la seria proposta del musulmano Magdi Allam, secondo cui bisogna smetterla di parlare di «dialogo con l’islam moderato» e invece bisogna farlo, questo dialogo, ponendo come discrimine non le chiacchiere e i distintivi, ma il riconoscimento nei fatti della sacralità della vita, dei diritti umani, della democrazia.

A noi ci piace vivere alla grande
Benissimo. Noi non vogliamo stare a sentire l’islamico direttore di Al Arabiya che mette in relazione Beslan, Baghdad e Gerusalemme («i terroristi in nome di Allah sono figli nostri») e pensa che ciò sia frutto di «un fallimento della nostra cultura». Benissimo. Noi non ci incazziamo come bestie a sentire un giornalista di Al Jazeera spiegare tranquillamente in una bella serata Rai che è normale ammazzare un occidentale in Irak, militare o civile esso sia, tranne che sia francese, perché allora sarebbe un «grave errore politico». Benissimo, noi non ci rassegniamo all’evidenza che un terrorista massacri senza fare distinzione di colore e ceto sociale, donne, bambini, soldati (e dunque cosa sarà questa macelleria, il frutto indiretto dell’ingiustizia seminata nel mondo dall’America o un diretto complotto della Cia?). Benissimo. «La riconosco quando la vedo», riusciamo a dire della pornografia, ma del terrorismo no (tranne quando ci toccano i nostri) e allora lo chiamiamo “insorti”, “ribelli”, “attivisti”, “resistenza”, “guerriglieri”, “commando”. Benissimo. A noi ci piace la domenica sportiva di questi bravi giornalisti romani che raccontano come sono simpatici quei tifosi del Livorno che inneggiano alla loro squadra con slogan e striscioni che ricalcano simpaticamente la colorita lingua di quel birbaccione ma simpatico antimperialista di Al Zawahiri. Benissimo. A noi ci piace scherzare col fuoco delle parole e sognare un dialogo di pace che unisca tutti gli uomini in un girotondo grande come il mondo.
Benissimo. A noi ci piacerebbe che tutti si ritirassero dall’Irak, perché se poi ci ritiriamo tutti e l’Irak finisce in un bordello di morti come è finito il Ruanda, poi sarà anche più bello, non dopo mille o tremila, ma dopo uno o due milioni di morti, manifestare perché, giustamente, tra vent’anni e a bordello di milioni di morti esaurito, chiuso, closed, il Tribunale Internazionale dell’Aja si occupi dei fiori da mettere nei cimiteri sotto la luna. A noi ci piace l’Umanità, mica l’uomo reale di adesso (e ti puoi immaginare come sta adesso l’uomo reale di Baghdad che, dicono le cronache, mentre l’occidentale rapito diventa un caso, l’irakeno e l’irakena sgozzata, e sono centinaia, non fanno neanche un rigo di agenzia). Benissimo. A noi ci piace conservare le mani pulite, la coscienza in pace e le chiacchiere al bar che ogni sera rimettono a posto il mondo (e quando discutiamo nei nostri talk-show, caspiterina! Quante gliene diciamo, noi, ai terroristi! Oh, se gliene diciamo!).

Semo ggente da Financial Times
Benissimo. Ma se a noi europei ci piace essere zapateri in fuga con il cuore in mano; se noi europei ci crediamo capaci di fare miracoli grazie ai nostri sogni, di riuscire a separare le nostre ombre dai nostri corpi, perché continuiamo a pretendere di dare lezioni agli americani, che almeno quelli sì, a torto o a ragione, i loro figli e i loro attributi se li giocano non soltanto a chiacchiere in questo nostro pazzo pazzo mondo?
Perché semo ggente de sinistra e, dunque, ar Tg3, leggiamo pure Financial Times, quel foglio economico “irruminato” che già lilligruber impugnò per dimostrare che Bush è un mascalzone, mentre lui, er foglio rosa della Borsa di Londra e delle multinazionali progressive, invece no, è tutta informazione corretta che lotta insieme a Gino, Giulietto, Zapatero e noi. Ora succede questo. Succede che proprio pubblicando i sondaggi sull’Europa irruminata, er Financiar Timese ce dimostra – e questo ce fa rifrettere più anzi che poi – che se si votasse oggi in Europa, Kerry batterebbe Bush 2 a 1. Benissimo, essendo pacifisti, irruminati e de sinistra, agli europei nun ce piace Bush. E perché nun ce piace? Perché, dice n’artro exittepollo, che er 58% degli europei ritiene «indesiderabile una forte leadership Usa». Lasciamo perdere, come ironizza il Wall Street Journal, che gli europei sembrano «desiderare una forte leadership Usa», quando i soldati Usa sbarcano un po’ in Normandia e un po’ impongono una pace che gli europei hanno fallito nei Balcani (do you remember Srebrenica, Sarajevo, Pristina?). Ma cosa vogliono dimostrare con i loro sondaggi questi intelligentoni del Financial Times, der Tg3 e tutti quei bamboccioni che fanno la fila pe’ dichiarà, ar festival de Venezia o in curva nord, qualche fregnaccia anti-Bush? Che sono pagati dall’attuale inquilino della Casa Bianca, visto che più gli europei criticano Bush più quello avanza nei sondaggi americani? Sì, forse ha ragione Michael Moore, anche se non si capisce se sta parlando di sé, di uno zapaterista europeo o di un infoiato tifoso del Livorno, “stupid white man”.

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