SU INTERNET L’OVULO E’ ‘A LA CARTE’

Di Bottarelli Mauro
09 Giugno 2005
ALTA, INTELLIGENTE, CATTOLICA, PITTRICE, AMANTE DELLA NATURA, PLURILAUREATA: NON C'E' PROBLEMA, SU INTERNET SI TROVA DI TUTTO. VIAGGIO SEMISERIO TRA POTENZIALI MADRI IN AFFITTO

Chissà cosa avrà pensato dentro di sé – lontano cioè da microfoni e discipline di partito – Filippo Penati, presidente di quella Provincia di Milano che ha volentieri prestato il trenino destinato ad aprire il Gay Pride nazionale sabato scorso a Milano e terminato con l’essere il palcoscenico di una parata degna dei kamikaze di Hamas, una sorta di esibizione estrema della volontà di potenza incapace di fermarsi di fronte ad alcunché, fossero anche dei bambini. Già, bimbi. Una ventina di loro, infatti, sabato scorso è stata esibita esattamente come quei piccoli automi che sfilano per le strade di Gaza con false cinture suicide legate in vita e l’orgoglio di papà che sprizza dagli occhi per quello shahid in fieri così ubbidiente. Nulla di così drammatico, nessun futuro da kamikaze per loro: loro non sono terroristi, sono il frutto del terrorismo mentale di chi combatte il limite e il valore in nome dell’assalto al cielo travestito da amore bio-tecnico. Erano, sono, i figli di coppie lesbiche, nati grazie alla fecondazione assistita: erano, insomma, uno spot contro la legge 40, i loro visi contro quello del cardinal Ruini, le loro faccette buffe e gli occhi azzurri contro la grinta sgraziata di Giuliano Ferrara. Complimenti, dai tempi dei tamburini nazisti non si ricordava una strumentalizzazione più abietta dell’egoismo massificato. «Siamo molto preoccupati per quello che è accaduto a Milano. È il tipico esempio di una libertà che non si pone limiti, l’affermazione di un desiderio sempre e comunque che arriva a utilizzare dei bambini per affermare quello che si ritiene essere la concezione giusta», ha commentato Maurizio Lupi, parlamentare di Forza Italia. E a sorpresa, a fianco della Cdl, è sceso in campo anche il vicepresidente della stessa Provincia di Milano, il margheritino Alberto Mattioli: «Strumentalizzare i bambini in questo modo è inadatto e fuori luogo. E non attira certamente la simpatia dei cittadini. Non si può far apparire una festa per bambini una questione che attiene regole e valori ben più importanti e complessi».
Già, cose complesse. Ma anche terribilmente semplici, a portata di mano. Anzi, di click. Perché per capire a che punto è arrivata la deriva del desiderio come unico limite basta seguire le indicazioni di un amico trasferitosi in Francia e con la mania delle navigazioni telematiche. Arriva una mail: «Ciao a tutti. Per verificare i prezzi del bioeticamente corretto vi allego qualche link interessante dove si può scegliere l’ovulo giusto tra le numerose “egg donors”, che però donano a pagamento. Per i prezzi, provate a contattarli direttamente». E perché no, perché non farsi un giretto per scegliere l’ovulo giusto, quello con tutte le caratteristiche al loro posto e senza margine di difetto alcuno.

IMMAGINE NON DISPONIBILE
Ma sì, andiamo come consigliato dall’amico d’Oltralpe a fare un salto su www.exceptionaldonorpictures.com/donors/PictureDB.html e vediamo di trovare la potenziale madre del mio potenziale figlio. Appena entrati ecco comparire un bell’elenco, lungo quanto basta, con tante belle fotografie: mi sembra giusto, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Anch’io posso descrivermi come Brad Pitt con una sconosciuta chat-mate ma poi quando mi vede. C’è da dire che si comincia maluccio. Cliccando sulla prima “egg donor” si apre la pagina ma scopriamo con disappunto che la fotografia non è disponibile: ma come, un sito che si chiama “donatrici eccezionali”, che si vanta di essere il numero uno al mondo, permette leggerezze simili? Mah, trovato l’ovulo giusto una letterina di protesta alla sede di Portland, in Oregon, non gliela leva nessuno: poi guardi l’indirizzo, Lovejoy Suite 304 e capisci cha da questa navigazione uscirai diverso. Fotografia a parte, la donor #1001 ha 27 anni, alta quasi un metro e ottanta, capelli castani e di estrazione etnica si definisce “tedesca, inglese”: già c’è qualcosa di strano, va bene scordare Coventry e Dresda ma a tutto c’è un limite. Scopriamo che ha 3 figli, una licenza da massaggiatrice terapeutica e che ama dipingere, fotografare, fare yoga, nuotare e andare in bici. Alle sue spalle ha un precedente successo come donatrice. Bye Bye, senza foto non mi fido: se questo è il regno del desiderio, io voglio soddisfarlo a pieno.
Ecco la donor #1002, alta, magra, capelli castani e occhi azzurri. Nella foto sembra la classica ragazza della porta accanto, porta una polo e un paio di jeans, sorriso pulito e un viso che la fa assomigliare ad Alanis Morissette. Ha 27 anni, diplomata alla High School e nel suo dna troviamo tracce etniche italiane, tedesche, irlandesi e ispaniche: di tutto di più. Per dimostrare che dietro l’ovulo batte un cuore, la donor #1002 oltre alla foto istituzionale, nella sua web page ha inserito altre sette foto: dalla nascita ad oggi, attraversando l’infanzia che ci permettiamo di giudicare felice, l’adolescenza vissuta con il giudizio della brava studentessa, gli anni eccitanti dell’università fino ad oggi, i giorni dell’ovulo in festa e della polo blu portata con disinvoltura sui jeans. Già, perché la settima fotografia vede la nostra potenziale donor sdraiata per terra e intenta a guardarci con l’occhio di chi vorrebbe tentarci: siamo alla follia, postano foto seducenti quando vogliono solo venderti un ovulo via Internet! Che bisogno ha di fare gli occhi da gatta e adagiarsi sinuosa sul pavimento: praticamente il massimo che può esserci tra noi è un’operazione degna di un acquisto con carta di credito da Trony, sai che eccitazione. Chiudiamo le fotografie e vediamo di scoprire qualcosa in più di lei: ha un figlio, ha già donato in passato con ottimi risultati, si definisce intelligente, molto artistica, appassionata di ballo, corsa, scultura, pittura e violino. Voglio un/una figlio/a che oltre a passare il primo anno di vita non lasciandomi dormire perché frigna, in seguito mi distrugga i timpani con il violino e sporchi ovunque con le tempere e la creta? No, non se ne parla nemmeno. è il regno del desiderio? E allora lo voglio come dico io, senza sconti. Poi questa mi sembra un po’ secchiona, una sorta di “miss I know best”: adios, vado dalla #1004. Intendiamoci, non che la matricola #1003 mi abbia fatto qualcosa di male ma questa bionda mi ricorda Jessica, l’inglesina tutta curve di “Camera Cafè”, quindi mi fiondo. Alta, magra ma con qualche sorpresa, capelli biondi, occhi verdi, 22 anni, laureata e con nelle vene sangue tedesco, irlandese e scozzese: il sogno di ogni nazista, paganesimo e celtismo applicato alla disciplina runica. Qui come minimo viene fuori un misto tra Kappler e William Wallace con una spruzzata di Michael Collins, potenzialmente eversivo ma non male se si abita in campagna. Scopro cha la signorina è people oriented, gergo molto cool (Walter Veltroni ordinerebbe subito un paio di ovuli solo per questo) per dire che è espansiva, sogna una carriera come veterinario, è molto atletica tanto da eccellere in free climbing e tutti gli altri sport, particolarmente corsa, ciclismo e nuoto. In passato ha già donato con successo per ben tre volte: non c’è che dire, questa è davvero perfetta. Ma anche in questo caso non capisco perché metta una foto che andrebbe benissimo su una rivista per scambisti, quelle in cui una coppia inquieta di Voghera «cerca coetanei, massima serietà, per serate divertenti, astenersi perditempo e maniaci, no Triveneto». Tesoro, non devi sedurmi, devi vendermi un ovulo, vuoi capirlo?! Niente da fare, qui c’è da pensarci su per bene.

PRIMAVERA/ESTATE
Fermi tutti, mi sono innamorato: la donor matricola #1005 (a questo punto l’effetto Fantozzi sciama e lascia il posto al ricordo del secondino pazzo di “Arancia Meccanica”) ha un sorriso che ti apre orizzonti nuovi, occhi grandi e dolcissimi, capelli corti e scuri: ah già, ma deve vendermi un ovulo, mica diventare la madre dei miei figli!? O sì? Sto facendo cortocircuito, questo paradiso del desiderio dopo un po’ ti risucchia anche il cervello. Comunque la #1005, disponibile e selezionata per il ciclo primavera/estate (sembra Pitti Uomo), ha 23 anni, è laureata (attualmente sta conseguendo un master per traduttrice) e nelle vene ha sangue tedesco, norvegese e irlandese. Anche in questo caso è molto atletica (questa fissazione per la sportività in persone che alla fine devono donare un ovulo e non fare i 110 ostacoli mi sembra davvero un po’ hitlerjugend), ama pallavolo e surf, ma anche molto artistica visto che oltre a suonare flauto e chitarra, si diletta cantando, dipingendo e cucinando. Ha già donato due volte con successo e come la #1002 ha voluto inserire nella web page altre foto di sé, da quando era una bambina angelica ma con gli occhi da diavoletto a uno scatto durante un’esibizione canora passando per due fotografie “in posa” tra il sexy di provincia e il tenero ma non troppo: anche in questo caso c’è puzza di doppio fine, metti che da un ovulo nasca cosa. Niente da fare, anche se il mix tedesco, norvegese, irlandese non era malvagio.

“BIONDA MA TINTA”
La donor #1006 è quella che in America chiamano sweetheart: la ragazza dei sogni, la fidanzata ideale, la biondina che turba i sonni adolescenziali. E che ti conquista con la sua onestà visto che nella web page scrive a chiare lettere tra le caratteristiche fisiche che è “bionda ma tinta”: da sposare, altro che ovuli. Alta e con qualche chiletto che non stona, ha 26 anni, gli occhi blu come il cielo, una laurea in “filosofia e religione in politica” e una mix nel dna da far impazzire Cecchi Paone e Piero Angela: inglese, tedesco (ridagli!!), canadese e irlandese. Fatto salvo il Canada, tra le altre tre nazionalità non è mai corso buon sangue: ma come diceva John Lennon, l’amore è la risposta (la permanenza in questo sito dopo un po’ ti trasforma). Le note professionali, poi, sono di tutto rispetto: lavora nel campo del volontariato e si occupa di programmi di recupero per ragazzi difficili (ovvero ex embrioni che non hanno avuto la fortuna di avere un ovulo come quello della #1006, per questo trova giusto dare una mano ai meno fortunati) ma questo non le preclude un’attività fisica spaventosa (ma una che passa la giornata seduta, con un pochino di culo grosso e il vizietto della sigaretta non c’è?) che annovera free climbing, ciclismo, camminate, nuoto e pattini a rotelle. è creativa, ama la compagnia, ottimista (se compro l’ovulo mi nasce un Tonino Guerra, oddio!!!) e – anche lei – people oriented. Non male, ma i contro sono più dei pro nonostante la fotografia con occhio seducente e sciarpa in stile Meg Ryan al parco in “Harry ti presento Sally” abbia da dire la sua: solo che poi la porti al bar per un panino e.

A PORTATA DI MOUSE
La donor #1007 non è una donna ma una seduta plenaria dell’Onu: nel sangue convivono infatti tratti tedeschi, irlandesi, inglesi, svedesi, greci e – udite, udite – cherokee. Siamo quindi di fronte a un ovulo etnico, molto trendy, da esibirsi congelato in occasione di vernissage o inaugurazioni di gallerie d’arte. Selezionata per il ciclo estivo, patisce la primavera forse, la signorina in questione ha 23 anni, occhi e capelli castani, un fisichino da non buttar via e una bella laurea in legge. Nella foto l’espressione è abbastanza “estrosa” e fin troppo ammiccante, ma quando scopriamo che oltre alla musica ama la fotografia, «incluso il procedimento nella camera oscura», sorge spontaneo chiedersi se questa non ci stia palesemente provando. Scorretta, scorrettissima: va bene che ha già ottenuto due precedenti successi, ma anche in fatto di vendita di ovuli il fair-play è necessario. Augh. Ma quante sono? Sono decine e decine, facciamo scorrere la rotellina del mouse e capiamo che qui ci si può passare una settimana alla ricerca dell’ovulo della tua vita, quello a cui regalerai un Trilogy della De Beers nel giorno dell’anniversario riguardando assieme l’atto di acquisto salvato nella categoria “preferiti” del pc: che romantica questa donazione dell’ovulo, che bello poter scegliere tra un bambino potenzialmente eversivo (l’accoppiata inglese-irlandese fa scintille), un crucco tutto raziocinio, il fascino gelido del gene scandinavo o l’estrosità etnica del figlio indiano d’America. Tutti potenziali figli, a portata di click: basta scegliere la donor e mettersi d’accordo sulla cifra. Fare un bambino costa meno fatica e burocrazia di aprire una partita Iva (oltre a non portare in dote quella sciagura chiamata commercialista) nel mondo del desiderio assoluto, nel paradiso bio-tecnico della vita fatta in casa. Da quando ho comprato un abito di taglia spaiata (giacca 54, pantaloni 50), mai mi ero sentito più fit e moderno: chissà come sarà guardare negli occhi il mio cherokee-finnico e pensare a una pagina web e una fotografia che ammicca per vendermi un ovulo? Chissà come sarà essere macchina e non uomo? Ci stiamo arrivando: dopo i pezzi di ricambio, ora c’è l’assemblaggio personalizzato: manca poco al giorno in cui non sarà più necessario dover dire “ti amo” affinché una vita possa divenire tale. Ma tranquilli, subito dopo su Internet venderanno fidanzate virtuali con cui fare clandestinamente e in totale anonimato l’atto più eversivo del nuovo mondo: essere uomini.

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