SUI REFERENDUM E’ LEGITTIMO ASTENERSI

Di Reibman Yasha
09 Giugno 2005

Tra tre giorni si voteranno i referendum. Da anni, ad ogni appuntamento referendario, c’è chi si lamenta che i quesiti siano troppo difficili perché la “gente” possa esprimersi. Mi sembra vero il contrario.
Mi pare sia estremamente più complesso informarsi sugli arzigogolati, e spesso fumosi, onnicomprensivi programmi elettorali dei differenti partiti politici.
I referendum invece affrontano un singolo tema. E se l’informazione, specie quella televisiva, fosse adeguata i cittadini sarebbero messi nelle condizioni di conoscere per deliberare. Si tratterebbe per tutti di un momento di crescita e di maggior consapevolezza.
I referendum possono rappresentare la politica nel senso più nobile del termine, quando ci si divide sui temi, sulle scelte, mentre per una volta le poltrone non sono in ballo. Purtroppo la Costituzione dispone che sia raggiunto il quorum perché la consultazione possa essere valida.
Quindi, ancorché possano essere accusati di furbizia o di perdere l’occasione per un ricco dibattito, vedo legittima la scelta da parte dei difensori della Legge 40 di non andare a votare con l’obiettivo di incrementare il fisiologico astensionismo e mantenere le attuali disposizioni in materia di fecondazione artificiale. Dubito però possa essere un argomento solido quello di chi sostenga che “la vita non vada messa ai voti”. In Parlamento sulla “vita” si è votato, i deputati e i senatori lo hanno potuto fare. Ora possono farlo anche gli altri cittadini.

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