Sul diritto insisti con Zagrebelsky
Mio caro Malacoda, è la settimana peggiore che ci possa capitare, ma anche quest’anno è passata. Sono 2007 anni che succede, ma a questa Settimana Santa non riesco a farci l’abitudine. Sono ancora di malumore, meglio parlare d’altro. Ultimamente ti ho visto alle prese con filosofi, giuristi e teologi sulla questione del diritto naturale: notevole, per capacità di creare confusione, arte manipolatoria e rozzezza di pensiero (che per noi, è bene ricordarlo, è una virtù), quel lungo pezzo su Repubblica che hai ispirato a Gustavo Zagrebelsky. Si capiva, leggendolo, che della natura non gliene fregava nulla, gli interessava solo poter dire che appoggiandosi su di essa (o meglio su quello che i nostri nemici ritengono essa sia) la Chiesa vuole accentuare il suo «potere a scapito della libertà» degli uomini. Ora tu sai che è vero esattamente il contrario, siamo noi che vogliamo gli uomini schiavi e il nostro Nemico che li vuole liberare, ma non è su questo che ti voglio intrattenere, quanto sulla schizofrenia di cui sono vittime coloro che si affidano a noi. Se c’è una cosa ossessivamente ripetuta nei programmi ideologici e politici e nei discorsi da bar, quando ci si impegni in qualche argomento che non sia lo sport, è che bisogna salvare la natura, salvo poi sostenere che questa “natura” non esiste. Logica vuole che ogni cosa esistente abbia le sue leggi, rifiutando l’esistenza delle leggi “di natura” non si capisce quale sia la natura che vada salvaguardata. L’escamotage linguistico è stato facile da trovare: bisogna salvare “l’ambiente”. Salvarlo perché, perché l’uomo possa viverci meglio? No, salvarlo dall’uomo. Sublime. Nessuno che si domandi perché l’ambiente non pensi a se stesso. A salvare l’ambiente dall’uomo ci deve pensare l’uomo.
Il problema è che nessuno vuole accettare che essere naturali non è un fatto naturale. Così come non è naturale considerare l’uomo come cosa naturale. C’è una “natura umana” che non è un fatto solo naturale. Ad adorare la natura alla fine si va contro di essa, come ad adorare l’uomo alla fine si diventa antiumani. Cosa sia l’uomo lo si capisce quando si vede ciò che è chiamato ad essere, non quando si analizzano gli elementi di cui è fatto, c’è infatti un elemento della sua natura che non è naturale. Tutta la dialettica tra natura e cultura non tiene conto di questo fatto: che l’evoluzione di ogni uomo non è dalla natura verso la cultura, ma dalla natura incosciente e primitiva verso la natura cosciente di sé, la naturalezza è l’approdo, non lo stato da cui fuggire (lo sa bene chi cerchi la perfezione in qualunque gesto, sportivo o artistico). Un compito è un fine, oltre che un punto di partenza. L’uomo moderno, grazie ai nostri buoni uffici, non ha più l’idea della causa finale, del fine, non riesce a concepire che ciò che in un bambino è naturale (spontaneità, innocenza, affidamento, libertà, verità) nell’uomo adulto è frutto di conquista. E che la cultura è lo strumento di questa conquista. L’aveva capito bene quel grande emissario del nostro Nemico che è stato Giovanni Paolo II quando disse: «È l’uomo che fa la cultura ma è anche la cultura che fa l’uomo». Ovviamente tieni questi pensieri per te. Non farli circolare, ché sono pericolosi.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!