SUL VOTO IL REDDITO PESA PIù DELLA RELIGIONE

Di Lorenzo Albacete
30 Settembre 2004
In un disperato tentativo di far ripartire il motore della sua campagna elettorale

In un disperato tentativo di far ripartire il motore della sua campagna elettorale, il senatore John Kerry ha inserito nella sua squadra alcuni autorevoli consiglieri politici del presidente Bill Clinton. Il risultato è stata una campagna più intensa, aggressiva e attenta al fluttuare della situazione. Cosa intressante, sembra che gli uomini di Clinton siano convinti che il punto debole di Bush sia la sua decisione di invadere l’Irak e il modo in cui l’amministrazione sta conducendo la guerra. Le questioni economiche tradizionalmente abbracciate dal partito democratico sono stata lasciate da parte o relegate alla campagna del senatore Edwards per la carica di vicepresidente. La scorsa settimana Kerry ha presentato in modo dettagliato i suoi piani per l’Irak e la guerra contro il terrorismo, e la squadra di Bush ha potuto replicare soltanto ripetendo l’accusa che Kerry cambia continuamente la sua posizione e che, in ogni caso, i suoi piani non sono affatto diversi da quelli messi in atto da Bush. Nel frattempo, i sondaggi continuano a indicare che si tratterà di un’elezione molto contesa. Si dice che molto dipenderà dai prossimi dibattiti, il primo dei quali sarà sulla politica estera.
è davvero curioso che finora nulla sembri in grado di fare spostare l’ago della bilancia in favore di uno dei due candidati. Gli “esperti” sono divisi su quali siano gli elementi chiave di queste elezioni, e le loro analisi cambiano praticamente ogni settimana.
Un punto molto dibattuto riguarda il ruolo della religione (in particolare, la partecipazione alla Messa), soprattutto in riferimento al reddito. Secondo l’opinione “comune”, la Chiesa ha un ruolo decisivo. Si dice che i cristiani “evangelici” siano la chiave per la forza politica di Bush. Questa settimana la squadra di Kerry si è infuriata per un nuovo messaggio televisivo sponsorizzato da alcuni gruppi evangelici, in cui si affermava che se Kerry fosse stato eletto, i giudici attivisti avrebbero proibito la Bibbia. Il presidente Bush ha detto di non avere visto questo messaggio, ma non ne ha esplicitamente negato le affermazioni. Ha detto soltanto che era in effetti alquanto preoccupato dai giudici attivisti. Un sondaggio effettuato lo scorso anno ha dimostrato che coloro che non vanno in chiesa voteranno probabilmente per i democratici, mentre coloro che invece frequentano la chiesa dovrebbero votare repubblicano. L’autorevole sociologo (nonché prete e scrittore) Andrew Greeley, da parte sua, sostiene che la frequenza in chiesa non è l’elemento decisivo di queste elezioni. Nemmeno tutte le odierne guerre culturali sono riuscite a mutare il fatto che il fattore decisivo è il denaro, e in particolare il reddito. Quasi tutti gli americani poveri, compresi gli evangelici, votano sempre per il partito democratico.
Questo ci porta alla vera grande notizia di questa settimana: non la guerra in Irak, né la guerra contro il terrorismo, ma le tendenze politiche dei principali media televisivi, e in particolare la trasmissione della Cbs in cui il nuovo guru della televisione Dan Rather ha parlato di alcune presunte scorrettezze commesse da George W. Bush quando era arruolato nella Texas Air National Guard. Si è ora scoperto che i documenti sui cui la storia era basata erano falsi; ma non basta, Rather e i suoi bossi della Cbs non sono soltanto stati ingannati, ma hanno continuato a difendere la loro storia anche dopo che si era scoperta la falsificazione. Alla fine Rather e la Cbs hanno presentato le proprie scuse, ma la ferita inflitta alla loro credibilità sanguina ancora. Per caso (davvero?), il presidente di Viacom, la compagnia proprietaria della Cbs, un ben noto attivista liberal negli anni Settanta, ha annunciato che voterà per Bush: «Guardo alle elezioni dal punto di vista di ciò che è utile per Viacom».
Mi chiedo se vada spesso in chiesa.

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