Sulla buona strada
Non dispone di un suo ufficio, dice che non ne ha bisogno, perché deve continuamente muoversi, incontrare, domandare, rompere le scatole al cosiddetto pubblico, provare a convincere chi può a diventare un benefattore della sua piccola grande opera. Questo signore si chiama Walter Izzo ed è il punto di riferimento, diciamo il capo che suona più semplice e rende bene il concetto, del gruppo La Strada.
Un network di realtà che si occupa di molto, di ciò che urge: dalla formazione alle case di accoglienza; dai bambini vittime di abusi ai carcerati. Tutto questo in una metropoli come Milano dove il bisogno è pane quotidiano, questione spesso dimenticata.
La sterzata verso Corvetto
Nella vita pensava di dover fare altro e ci stava riuscendo. «Mi piaceva la ricerca scientifica e devo dire che pure i risultati dal punto di vista professionale non erano niente male. Poi ho sterzato di brutto. Ed eccomi qui». Nessuna rottura però tra il prima e il dopo. Semplicemente è andata così. «Nelle cose che faccio cerco di mettere in pratica quella passione per il reale che tanti e tanti anni fa un certo don Luigi Giussani mi comunicava con una tale semplicità e forza che non potevi non rimanerne attratto per la vita». Il punto è quello. Riparte sempre da lì. Dall’educazione «che apre l’uomo verso la realtà», butta lì tanto per fare chiarezza. L’appuntamento è nella sede principale del gruppo La Strada, in zona Corvetto, spaccato della città che ben conosce gli incerti che può esprimere la periferia. C’è vita tra quelle pareti. Quanti ragazzi. Arrivano tutti i giorni per aderire alla proposta di percorsi scolastici che puntano a prevenirne il precoce abbandono. Alcuni li vedi al computer, altri stanno seguendo un corso per imparare a svolgere compiti di addetti alla segreteria.
«Ciò che mettiamo in campo risponde sempre a un’esigenza. Non sono mai iniziative aleatorie che ci inventiamo per farci belli. Nascono piuttosto dall’incontro tra le caratteristiche che manifestano i ragazzi con le esigenze del mercato del lavoro», chiarisce Izzo mentre saluta un’insegnante che gli dice che non può fermarsi neppure un secondo a parlare perché la classe non può attendere. Percorsi di qualifica professionale, insomma, frutto di una collaborazione con la Regione Lombardia. «La fase della sperimentazione l’abbiamo superata da tempo, oggi l’esperienza della Galdus (l’ente formativo legato al Gruppo La Strada, ndr) è un qualcosa di molto significativo tanto che ci siamo per così dire allargati, proponedo in tutta Italia corsi di specializzazione e aggiornamento per operatori sociali e neuropsichiatri infantili». Formazione a tutto campo. «Ogni anno 800 persone trovano un impiego e un numero sempre crescente di aziende chiama figure professionali competenti che si sono specializzate grazie al nostro tentativo».
Rispondere a un bisogno
Scendiamo di due piani. Intanto Izzo ci allunga un foglio con una serie di numeri a cui tiene molto. Vi sono indicate le cifre dell’anno appena passato. Vale la pena leggerle. Orientamento e sostegno per 1.400 allievi di scuole medie inferiori e superiori. Corsi di computer, ristorazione, edilizia, segreteria, eccetera per 240 ragazzi. Riqualificazione in informatica, marketing, controllo di gestione per 500 occupati. Formazione superiore in informatica, selezione del personale e gestione delle risorse umane per 100 specialisti.
Aggiornamento pedagogico per 100 insegnanti e 150 genitori (sì, anche genitori desiderosi di approfondire il significato del ruolo educativo). Formazione superiore per 300 operatori sociali e neuropsichiatri infantili. Corsi di italiano per 300 extracomunitari. Corsi professionali per scalpellini, falegnami e fabbri per 200 detenuti. «La Strada è una somma di molte imprese sociali che provano a rispondere ai bisogni incontrati. Tuttavia non bastano le tecniche e i processi educativi. Non potrebbe reggere così. Occorrono i contenuti dell’educazione. E poi ancora: chi vive in prima persona questi contenuti? Chi cerca di trasmettere un’esperienza davvero vissuta incontrando tanti giovani e adulti carichi di bisogno, che evidentemente non sono solo materiali? Sono domande da far rizzare i capelli in testa. Ma stare con serietà a questi interrogativi è l’unico modo per poter stare sulla… strada». I risultati si fanno vedere, eccome. Fa piacere cogliere all’opera un gruppo di ragazzi in cortile mentre con secchiello e cazzuola tirano su, addomesticando il mattone, un muro. Poco più in là altri giovani vanno di pialla sul legno che diventerà una porta. «È una bella sfida, ma è dura perché le imprese sociali non vengono favorite dal pubblico. Troppi bastoni tra le ruote, con le rette che rimangono insufficienti. Mentre la realtà incalza».
Già, come quella volta che il Governatore Formigoni lo chiamò per incastrarlo. «Mi spiegò che l’Asilo Mariuccia, dopo cent’anni di onorato servizio, istituzione simbolo della Milano più generosa, era in crisi, con un passivo clamoroso. Mi disse di occuparmene, di farne il presidente. L’abbiamo rimessa a posto in un anno. Oggi accogliamo 120 adolescenti, quasi tutti venuti dai marciapiedi, abusati, maltrattati. Diamo loro una formazione e spero l’educazione».
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