Supponenza turistica italiana

Di Abbondanti Walter
10 Maggio 2007

Il documento che ha invitato alla riflessione durante la recente Itb, Borsa Internazionale del Turismo, di Berlino è la classifica emersa dal World economic forum di Davos (Svizzera), dove si riuniscono a convegno i 3.200 maggiori esperti internazionali di economia, politica e comunicazione. Nella documentazione si stila una classifica in base alla competitività, confrontando i dati circa lo sviluppo tecnologico, infrastrutturale, del trasporto e della comunicazione. Dalla classifica sono emerse non poche sorprese. La Francia, che è sempre stata prima dal punto di vista di arrivi e presenze, la reperiamo al dodicesimo posto, la Spagna al quindicesimo e la Grecia al ventiquattresimo. Primeggiano gli Usa supportati da una forte vocazione al business. Una delle peggiori performance spetta al nostro paese, al trentatreesimo posto, sicuramente percepito, come contraddistinto da un’economia troppo burocratizzata, rallentata nel suo sviluppo.
Il presidente del Consiglio mondiale dei viaggi e del turismo (Wttc) Jean Claude Baumgarten ha sbottato: «Molti si sono convinti che il turista arrivi da sé e che sia inutile lavorare sul sistema e fare promozione. Quando si hanno milioni di arrivi ogni anno ci si addormenta sugli allori». Si pensi che in Spagna il 5 per cento dei turisti compra viaggi sul web, in Italia a malapena il 2. Il primo posto è occupato da un outsider assoluto: la Svizzera, che eccelle per la qualità del trasporto ferroviario e per quella del servizio alberghiero e, inoltre, investe molto in promozione. Insomma non basta vincere il campionato del mondo di calcio per essere campioni anche nella competizione.

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