Sussurri primaverili di fine febbraio
24 febbraio. Sono le cinque del mattino, è ancora notte fonda e fa molto freddo. C’è odore di pioggia nell’aria umida. Inverno pieno, ancora. Potrebbe forse anche nevicare? Milano attorno dorme, chiusa nel buio delle case.
Tuttavia nel sonno leggero ti sveglia, dal cortile, un suono che già nella semincoscienza ti pare insolito: uccelli che cinguettano, rumorosi, e tanti. Cantano, “in pieno inverno?” ti domandi aprendo gli occhi stupita. Non li avevi mai sentiti in questi mesi. Anche il bambino che nella notte ti è venuto a dormire accanto si sveglia. «Che strano – mormora – cantano gli uccelli, ed è inverno». Incuriosita ti alzi a guardare fuori dalla finestra, verso il cortile buio. Anche il gatto, ridestato nell’istinto antico di predatore, salta sul davanzale, le orecchie dritte, le pupille sottili. Non vedi niente, e apri, a guardar meglio. Come si sente il rumore delle imposte, il canto smette.
Eppure devono essere proprio qui vicini, sotto una gronda, o sul tetto. Cosa avranno da cantare, ti domandi, in questa notte ancora così fredda, e quando l’alba è tanto lontana? Ma, aprendo i vetri, ti ha come sfiorato un soffio d’aria diversa, umida sì, ma senza il rigore del gelo; un’aria che sa di terra bagnata, e con qualcosa, dentro, che annuncia un nuovo inizio. Quelli là sui tetti se ne sono accorti subito, dell’aria nuova. E, obbedienti alla loro natura, si sono messi a cantare. Deve voler dire qualcosa quel canto, nella loro lingua. Che l’inverno più duro, e il grande freddo, e la morte dunque, se ne stanno andando. Come un esercito possente che inverta il cammino, e cominci a ritirarsi. Gli uccelli in cortile hanno percepito il segno sottile, quasi impercettibile, pure nella notte di quasi pioggia, di fine di febbraio. E, colto quel segno, lo rimandano in un’esplosione di canto, come ebbri di gratitudine. Ricrescerà l’erba, torneranno gli insetti, e la stagione degli amori con tutta la sua vita. E tutto questo è promesso in quel soffio d’aria appena tiepida. è l’annuncio: e cantano dai tetti.
Milano, dorme. Ci sveglieremo sotto a un cielo grigio, intabarrati in cappotti e cappelli usciremo di casa – senza accorgerci di nulla. Tutto come ieri. Solo quel vocìo all’alba, improvviso, incontenibile, ha avvertito il segno della vigilia e lo ha annunciato. «Cantano, d’inverno?» ha detto tuo figlio. Li ha ascoltati, e ha capito. Poi, più contento, si è riaddormentato.
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