Sviluppo a tasso zero
La passata legislatura e il Parlamento europeo avevano approvato norme e programmi per la realizzazione di interventi infrastrutturali essenziali per lo sviluppo del paese e dell’Unione Europea. A conti fatti l’eredità lasciata a questo governo è un totale di disponibilità pari a 58,4 miliardi di euro. Per dare compiutezza e continuità a tale programma, si dovranno ottenere le risorse dall’Unione Europea e coinvolgere i privati. Si assiste invece al blocco del Programma Decennale delle Infrastrutture Strategiche e del Programma delle Reti Ten, e all’azzeramento della “intesa” con le Regioni. «La Finanziaria conferma l’incapacità del governo di realizzare un piano strategico per lo sviluppo infrastrutturale del paese» dichiara Maurizio Lupi, responsabile infrastrutture di Forza Italia. «Questa generale incertezza si rispecchia anche nelle nuove regole sulle concessioni autostradali, mettendo a rischio i contratti siglati tra le società private e lo Stato. È sbagliata l’idea che concessioni a durata trentennale possano essere rimesse in discussione ogni 5 anni. In questo contesto nessuno sarà invogliato a investire in Italia, mentre ciò che non è stato contrattualizzato rischia di rimanere bloccato. E in questa discussione il parlamento è stato tagliato fuori. Tutto è stato deciso centralmente». Senza calcolare il danno all’erario prodotto da simili azioni, stimato intorno ai 4,8 miliardi di euro.
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