Taccuino australiano, numero 1
I giornalisti sportivi italiani stanno invadendo Sydney. Si guardano con sospetto e si chiedono perché il dirimpettaio stia qua, quando non lo merita per nulla. Tira un vento spaventoso e il Genoa ha pareggiato in casa col Siena. Le cattive notizie fanno il giro del mondo, proprio come queste folate improvvise che portano via tutto. Siamo troppo lontani e non si capisce se da quella parte le Olimpiadi suscitino interesse. Sono stato al villaggio degli atleti: certo, per una medaglia d’oro, vivrei anch’io per venti giorni in un container. Il ristorante, però, è migliore al centro stampa, lo si capisce da , il mio piatto preferito. Sono meglio quelli del nostro. Dopo tre giorni ho capito che perquisiscono a caso le auto dirette ai parcheggi del complesso olimpico: il primo giorno ha dovuto aprire tutto, il secondo nulla, il terzo tutto. Bel posto l’Australia e l’organizzazione è meglio di quella degli Europei del Belgio. Purtroppo, dopo Barcellona ’92, tutto il resto è mezza collina. Lasciateceli organizzare a noi italiano o spagnoli, gli eventi sportivi, please. Comunque gli australiani mi piacciono: non ho mai visto tanti fratelli grassi come da queste parti. Passo e chiudo.
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