Tali leader tali ultras
I tifosi italiani non sono quelli inglesi. Ormai bisogna rassegnarsi: non saremo mai come loro che applaudono le loro squadre quando perdono, quando retrocedono, quando vanno al gabinetto, quando tradiscono la moglie e quando mangiano un hot dog. I tifosi italiani fischiano, insultano, applaudono durante i minuti di silenzio, ruttano, cercano di occupare il posto del vicino perché è meglio del proprio. I tifosi inglesi pagano il biglietto, quelli italiani sono alla perenne caccia di un ingresso a ufo (biglietto gratis non identificato che vada bene per tutte le stagioni). I tifosi inglesi – anche grazie a Madama Thatcher e alle sue leggi – sono agnellini. Non hanno reti o fossati, davanti a loro, ma non si sognano di invadere il campo o semplicemente di buttarci una carta delle smarties. I tifosi italiani, senza rete e ponte levatoio, farebbero un picnic ogni domenica. I tifosi italiani sono italiani e come tali, immagine e somiglianza degli italiani e dei loro rappresentanti, che si sono insultati per tre mesi come e più di loro che, almeno, stanno in uno stadio, luogo di lotta, non di governo. Per cui, non rompete i coglioni (l’ha detto Lui, non io) con i soliti moralismi.
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