Tangentopoli. Piccola biblioteca tascabile

Di Emanuele Boffi
14 Agosto 2003
Ad oggi la pubblicistica sulle imprese del pool di Milano, sulla rovina dei grandi della Prima Repubblica

Ad oggi la pubblicistica sulle imprese del pool di Milano, sulla rovina dei grandi della Prima Repubblica, sugli uomini del fare e del daffare è, come spiega Mattia Feltri, “sterminata”. Come farsene un’idea? «Posso dare qualche consiglio di lettura e svelare così le mie fonti o, perlomeno, quelle cartacee». Sentiamo. «Da un punto di vista della completezza, anche se l’interpretazione è, dal mio punto di vista, assolutamente inattendibile, è da leggere Mani pulite di Peter Gomez, Gianni Barbacetto e Marco Travaglio». Come come, Travaglio? «Il libro è un archivio. Molte dichiarazioni, aneddoti, episodi sono gli unici a saperli e a raccontarli. Poi, certamente, ripeto, la lettura di questi è opposta rispetto alla mia». «Sul fronte opposto, e indispensabile per chiunque abbia il desiderio di capire quegli anni, c’è la Biografia non autorizzata di Di Pietro di Filippo Facci. Sebbene oggi sia introvabile e si attenda una ripubblicazione da parte di Mondadori, penso che l’opera di Facci sia non solo la più completa, ma anche la più avveduta nel ricostruire cosa realmente è accaduto in Italia». Altri consigli? «Vado in ordine sparso, così come mi affiorano dalla memoria: Presunti colpevoli sempre di Facci e Impuniti di Andrea Pamparana. È il “Pamparana bis”, quello più critico e meditato, che sterza anche rispetto alla propria prima impressione del fenomeno spesso acritica quando non da vero sostenitore. Impuniti contiene approfondimenti interessanti su episodi spesso trascurati. Ancora? Penso a L’anno dei complotti di Massimo Arcidiacono scritto di getto poco dopo il ’93. Il poco lasso temporale trascorso si sente, ma almeno l’autore ha la freddezza di cercare anche un’analisi del fenomeno e non solo una sua semplice narrazione. Poi esiste anche tutta una pubblicistica che, riletta oggi, fa ridere dalla paura. Vi erano in circolazione libri celebrativi che narravano le gesta dei magistrati manco fossero i fantastici quattro». Trasformerai il tuo lavoro in un libro? «Non lo so ancora». E, ipoteticamente, che titolo potrebbe avere questo libro che ancora non è stato scritto? «Come eravamo diventati. Sì, questo dovrebbe essere il titolo: Come eravamo diventati».

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