Tarli e filosofie postmondiali

In questo momento ho la tentazione di fare un po’ il trombone. Di dire: andate a rileggervi quello che scrivevo di Marcello Lippi in tempi non sospetti. Invece tengo solo a comunicarvi che sono contento di non essere salito sul carro del vincitore il 10 luglio del 2006. Io ci stavo da mo’. E nel contempo ribadisco che noi italiani dovremmo rimettere la tessera di soci fondatori dell’A.i.s.p.e. (Autolesionisti in servizio permanente effettivo) e cercare di imparare dalle lezioni che riceviamo dalla storia e pure da quelli che stanno intorno a noi. Sempre lì a dire “i francesi di qui, gli inglesi di lì, i tedeschi di là”. Allora vediamo il caso Materazzi-Zidane. Per cinque giorni siamo andati avanti a chiederci: chissà cosa gli ha detto Materazzi, chissà cosa ha fatto per provocare quella reazione. Allora vi dico questo. A parti invertite non ci sarebbe stato un francese che non avrebbe intitolato un boulevard al tatuatissimo Marco. Si sarebbe beccato l’espulsione di Zidane, si sarebbe sfregato le mani e avrebbe dato una bella pacca sulla spalla di Materazzi, senza farne un caso nazionale. Morale: ci è andata bene, siamo Campioni del Mondo. Ma restiamo un popolo di perdenti.

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