Telecom-pere
Si agitano gli appetiti su Telecom. Per portarsi a casa Tim, con i suoi 30 milioni di clienti, bisogna staccare un assegno da 38 miliardi di euro. In prima linea ci sono i Benetton, azionisti al 20 per cento della cassaforte Olimpia, e fondi di private equity come Carlyle Group, guidato proprio dall’ex amministratore delegato di Tim, Marco De Benedetti, magari in sinergia con Management & Capitali, il fondo “salva-imprese” del padre Carlo. I collaboratori più stretti di Prodi spiegano anche così il fuoco di Repubblica e di “Libertà e giustizia” (l’associazione di sinistra di cui fa parte Carlo De Benedetti) contro Prodi e il cattivo consigliere Angelo Rovati. Nella partita c’è anche La7, la tv che fa capo a TIMedia, e qui vanno calcolati anche altri soggetti finora fuori dal business tv in Italia ma con buona salute finanziaria. Oltre al gruppo Espresso, la De Agostini, guidata da quel Lorenzo Pellicone che nel 2000 a capo della Seat pilotò l’unione con il ramo internet di Telecom, Tin.it. L’azienda di proprietà familiare è già attiva nel mercato tv in Spagna (controlla Antena3) ed è interessata allo sviluppo del digitale terrestre in Italia, campo in cui La7 è ben piazzata. Ma c’è anche Francesco Caltagirone: gli interessi della sua Caltagirone Editore si sono estesi quest’estate oltre il Lazio conquistando il Veneto con il Gazzettino, e potrebbero condurlo anche sulle frequenze tv.
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