Telespettatori alla canna del gas
Estate tempo di leggerezza per antonomasia, perché allora la sensazione che ti assale nell’accendere la televisione in questi giorni di afa pesante è la stessa di quando apri il frigorifero il 7 gennaio? Avanzi assemblati senza una logica, tentativi arditi di riciclo, produzioni che devono il loro aspetto intonso al poco gradimento che hanno incontrato al loro primo passaggio sul desco. Insomma un sottile ma persistente accenno di rigurgito. Non ti arrendi, provi a reagire, cominci a cercare qualcosa che comunque possa fare al caso tuo, insomma zappinghi. Trovi così talk show capaci di offrire soluzioni a problemi che paiono essere stati creati a tavolino il giorno prima da redazioni decimate dalle ferie. Titoli di dibattito accattivanti come “Dimagrire per ritrovare la propria identità”, “Essere se stessi anche con qualche chilo di troppo?” o dilemmi epocali, come “Figli trascurati di madri assenti”, “Donne: carriera e famiglia non sono in contrapposizione”. Oppure ti imbatti in varie soap-opera simili ad una che avevi incrociato venti anni fa, quella che guardava tua madre mentre pranzavi tornata da scuola, la stessa che fissavi inebetita in piena crisi ormonale, dieci anni dopo, perché coincideva con l’ora dell’allattamento di una delle tue figlie. Per intenderci, il problema non è inserirsi nella trama di un diverso prodotto dopo tanto tempo, semmai il fatto che, nonostante siano nuovi i protagonisti e le ambientazioni, la prevedibilità è tale da risultare mortalmente noiosa. Lodevole in questo senso è il pittoresco tentativo di Tempesta d’amore, una produzione tedesca testata la scorsa estate ed ora planata in prima serata. è qui che la sensibilità italiana dei soap-addicted, cresciuti a favelados sudamericani, dinastie Usa e provincia nostrana, viene finalmente sorpresa, pesando su tutto un solenne interrogativo: che ci prende il crucco magnetismo interpretativo con l’intervallarsi di colpi di scena, inquadrature di pony, coniglietti, fontane, fiorellini, camicie hawaiane, costumi tipici, e paillettes?
Poche chicche nella ribollita
Il giallo: il giallo in questa stagione di città deserte e notti di luna piena ha sempre calamitato appassionati e non al teleschermo. Ma anche qui, tra la ribollita di repliche di thriller e anatomie del crimine stile Csi occorre avere la fortuna dei principianti per pescare almeno una “personale” prima visione. Nei telefilm seriali la percentuale potrebbe salire, certo non parliamo di Jessica Fletcher o del tenente Colombo di cui, salvo una ancora non trapelata liason tra i due, già conosciamo tutto, ma di piccole chicche come quelle del trio Poirot-Maigret-Wolfe passati in successione nel primo pomeriggio di Rete Quattro capaci di regalare qualche sorpresa.
Insomma, in tutto questo non è raro trovarti a rimpiangere persino i Mondiali 2006, il torneo di Wimbledon, che prima dell’avvento della dittatura della pay-tv riuscivi ad incrociare e che ti aveva aperto il mondo del tennis e della pittoresca società inglese. Vero che il Tour de France non l’hanno criptato, ma senza il Pirata, la maglia a pois, quella del gran premio della montagna, la associ solamente a quell’ammasso di vestiti da stirare, la cui pendenza aumenta in modo esponenziale, senza che tu riesca a trovare un programma d’abbrivio per affrontarne la scalata.
Migrazioni in videoteca
La prostrazione arriva fino a far riaffiorare i programmi della tua giovinezza, ma occorre riscuotersi subito per evitare l’effetto nostalgia che fa tanto mezza età e anche perché quanto di più gradevole viene offerto dal piccolo schermo è di fatto dedicato alla fascia più giovane, come i film del Festival di Giffoni (in onda su reti Mediaset purtroppo al mattino presto o a tarda sera), qualche cartone animato di qualità o alcuni documentari di Rai Tre che paiono inchieste giornalistiche in confronto ai servizi di Studio Aperto all’insegna dei cani feriti o abbandonati o di miti e mete di presunti vip.
In questi continui rimpasti, eccezione quasi unica è rappresentata dalla prima serata di Rai Due che passa sempre in questa stagione qualche novità; le ultime due hanno entrambe protagoniste femminili. In Close to home troviamo Annabeth, un procuratore neo-mamma, tenero e premuroso in famiglia, quanto scrupoloso nelle indagini e spietato nel punire i colpevoli e in Ghost Whisperer Melinda, una sorta di medium che ha il dono di aiutare gli spiriti non ancora “passati oltre” (sic!) a risolvere i loro conflitti. E senza entrare nel merito dei prodotti, va detto che per la realtà cui siamo abituati risulta assolutamente più credibile (anche visto il giro fianchi) la seconda interpretazione.
Strano però: le statistiche che tanto sembrano orientare comportamenti e scelte di chi gestisce, comanda, governa qualcuno o qualcosa, in questo ambito sortiscono davvero uno scarso effetto. Se infatti è risaputo che negli ultimi anni le vacanze degli italiani sono diminuite (e di certo si sono progressivamente accorciate), se dunque al posto dei lidi veri e propri, a lambirci sono sempre più le onde elettromagnetiche del tubo catodico, non si può proprio pensare a un palinsensto meno in saldo? E se è pur vero che le parabole fioriscono anche sui balconi più fatiscenti, resta la sensazione di un impoverimento non solo generalista, ma generalizzato. Quindi in alternativa al decoder o videoregistratore come pastori di d’annunziana memoria, in estate non ci resta che migrare, quantomeno alla videoteca più vicina, dove il “prendi tre e paghi due” permette anche qualche azzardo impegnato e una bella commedia di riserva. E così si può far partire un’altra lavatrice.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!