Tempi confusi di refusi: Evelyn era una donna coi baffi?
Al direttore – Facciamo le cose di tutti i giorni, prendiamo l’autobus o l’aereo ma siamo meno tranquilli e il Meeting non era esente da questa “controllata preoccupazione”. Nonostante questo, passeggiando tra stand e mostre, il mio sguardo percepiva la speranza, quella speranza che era rappresentata dalla gente, dalle famiglie con i bambini nel passeggino, con la voglia di vedere, ascoltare, partecipare ad un’occasione “unica” nel panorama culturale italiano. Ma soprattutto, una speranza incarnata nei giovani. Le migliaia di volontari indaffarati tra piadine e birre, che pulivano i corridoi, che accompagnavano le personalità, che vendevano biglietti della lotteria o libri, i ragazzi di Gioventù Studentesca che spiegavano ai coetanei la mostra “Alla ricerca della libertà”. Sino a quando ci sono ragazzi che si interrogano su cosa ci rende davvero liberi, sino a quando ci sono adulti capaci d’insegnare che bisogna amare ciò che si fa anche quando costa fatica e sacrificio, allora è più di una speranza è un’evidenza, grazie a Dio, i nostri figli sono migliori di noi, come recitava la frase di don Giussani sul cartello di presentazione della mostra: «.Ci siete passati avanti».
Nerella Buggio, via internet
Egregio direttore, ho letto la sua intervista all’onorevole Rutelli sullo speciale per il Meeting. Ebbene, mi duole farle sapere che ho trovato l’articolo eccessivamente accomodante nei confronti di Rutelli e non in linea con tutto quello che lei e il suo giornale avete sempre scritto. Lei parla di Rutelli come l’unico big politico che, a viso aperto, ha affrontato la battaglia del referendum. Questo, mi scusi, è quanto di più lontano dalla verità e dai fatti. Rutelli ha affrontato la battaglia pro astensione, è vero, ma non è stato l’unico big e soprattutto non ha nemmeno la primogenitura dell’adesione all’astensione. Follini e Mastella, per esempio, lo hanno fatto molto prima di Rutelli. Senza tralasciare la Lega Nord e vari altissimi dirigenti di An e Fi. An sul referendum si è spaccata consegnando alla gogna Fini. E lei, Luigi Amicone, non uno qualsiasi, nell’articolo scrive: « È stato il solo a non nascondersi dietro la foglia di fico della libertà di coscienza». Perchè, direttore, questa accomodante sviolinata a Rutelli? Perchè offendere la onestà intellettuale sua e del suo giornale sconfessando i fatti? Io ho sempre confidato in Tempi per la qualità degli articoli e la scrupolosità nel riferire le notizie. Tempi ha saputo conquistarmi perchè dava la certezza dell’esistenza di alcune persone che si assumevano la responsabilità di compiere battaglie di civiltà anche per conto di chi non può farle da solo. Cosa sarà del suo giornale adesso? Si arrenderà anche lei al buonismo sinistrorso e al pensiero debole?
Antonio La Sala, via internet
Francesco Rutelli è stato l’unico dei leader politici che ha studiato l’affare fecondazione, ha convocato una conferenza stampa sul tema e per un’ora e mezza ha ampiamente, intelligentemente, acutamente spiegato le ragioni della sua astensione. I big che cita lei non hanno fatto altrettanto, il resto è chiacchiericcio centrista.
Nel vostro speciale Meeting compare una recensione di “Elena” di Evelyn Waugh. Nelle prime righe dell’articolo si dà qualche nota biografica della scrittrice, “nata a” e “certa di”, soprassedendo sul fatto che una delle massime autrici anglosassoni del secolo trascorso era in realtà un uomo, di penetrante aspetto e amante dei sigari. Non è che un dettaglio in questa stagione di letteratura asessuata e di critici anfibi, ciò non di meno lo riferisco a voi di Tempi con simpatia e stima, perchè vi so appassionati di sfumature che fanno la differenza. E amanti dei sigari.
Mattia Spanò, via internet
Al direttore – Forse è il caso di meno lusingare il prof. Pera. non essendo “attaccato” a Gesù nella Chiesa, rischia di essere più vulnerabile alle insidie del “nemico”. E di fare attenzione a chi, tra i cristiani, preso dall’entusiasmo del giudizio lucido, rischia di trascurare l’esperienza di fede, sbrigativamente congedando il “meticciato di civiltà”. La “Morenita” di Guadalupe, nella fede, ci ripropone proprio questo.
Maria Rita Polita, via internet
L’intervento di Marcello Pera, il “dotto” (Vignali) intervento di Marcello Pera, come si sa ha scatenato una ridda di ipotesi. Pera leghista? Pera razzista? Pera integralista? Sono tutte domande eccessive e Davide Rondoni (p.26) promette di spiegarci perché. Don Gianni permettendo.
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