Tette, Cuba e no agli Usa. Cronache di un pacifismo alla canne
A Milano, la prima manifestazione dell’anno scolastico che ha radunato 5000 studenti in piazza Cairoli, è stata convocata “contro gli attacchi terroristici agli Usa e contro la guerra”. Un corteo colorato e danzante composto per un buon 80% di ragazzini dall’età apparente di 15-16 anni, con pantaloni due misure più larghe, kefià e tutto l’armamentario (molto in voga nei licei perbene milanesi) del perfetto antagonista urbano, bomboletta da graffitista inclusa. Intorno, bandiere del Partito marxista leninista, di Cuba e quelle della Pace, qua e là tra la folla qualche autonomo, capelli rasta e vestiti stracciati, piercing, anelli e borchie. In piazza Cairoli, si osserva 1 minuto di silenzio per Carlo Giuliani, l’antigiottino ucciso a Genova mentre assaliva una camionetta dei Carabinieri. “Carlo vive nella lotta”, recita lo striscione che qualcuno deposita ai piedi della statua di Garibaldi. Poi vengono distribuiti volantini pacifisti “Contro il terrorismo, contro la guerra globale” che stranamente portano in testa la stella a cinque punte dell’Armata Rossa. Parte, a un tasso assordante di decibel, il sound dei 99 Posse e le parole che cantano la rivolta operaia di “Contessa” di Paolo Pietrangeli. Il corteo comincia a sfilare. «Esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime americane». I ragazzini applaudono. «No alla Nato, no all’America», ancora applausi (c’è pure uno striscione “Nato per uccidere”). Parla un leader dell’Unione degli studenti (Uds): «Ero in Kosovo in un campo d’aiuto. Ho visto le fosse comuni, la pulizia etnica». Fragore. «Ho visto le macerie delle scuole bombardate dai missili americani». Fragore e grida. «L’Occidente distrugge tutto…», urla, grida e fischi, applausi. «In Africa, Asia, America Latina non ci sono mai stato, ma sono sicuro che oggi c’è una guerra. In Palestina si muore per essere nati dalla parte sbagliata di un muro. In Congo sono migliaia i morti per controllare l’estrazione di metalli che servono ai nostri computer, venduti dalle multinazionali», applausi e clamore d’approvazione. Ancora parole contro «l’imperialismo americano» dal furgone dell’Uds che curiosamente è tappezzato di manifesti con l’immagine-simbolo degli studenti di piazza Tien a Men, filoamericani trucidati dal regime comunista dopo aver costruito una copia della Statua della Libertà. «Diciamo no alla prima crociata globale!». Attacca “No woman, no cry”. La calca si scalda, balla e salta. «I fondamentalisti islamici non sono bastardi e basta. Non fanno gli attentati per sport». Un sedicenne agita un cartello con la bandiera americana e la scritta “Chi semina vento, raccoglie tempesta”. «Pace, pace, pace!». Gira parecchia birra insieme a efferate miscele di tabacco. Quattro ragazze si spogliano delle magliette per esibire la scritta “Peace” dipinta sulla pancia. Qualche coppietta si bacia. Uno studente mostra l’immagine di un arabo, forse Osama Bin Laden. Probabilmente nessuno gli ha spiegato cosa ne pensano i talebani di fumo, alcool e donne…
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