Tolta la stanza rimane il buco. Reibman vorrebbe discuterne
La libertà di coscienza è la stanza del buco dei parlamentari. A questa ricorrono deputati e senatori quando devono uscire dall’impaccio di alleanze traballanti e scelte di schieramento non completamente condivise. Sussulti di coscienza. Ma tolta la stanza, il buco comunque resta.
E su questo tutti sono d’accordo. A cominciare proprio dalla droga. Crea sofferenza, questo è un fatto. Va combattuta, è un bel programma. Ma come? La libertà d’opinione si può esercitare, ciascuno può pensarla come vuole, ma almeno dai dati bisognerebbe partire. Se l’esperienza della somministrazione controllata di eroina è fallimentare, se là dove si è provata sono aumentati i tossicodipendenti, le morti per overdose, le infezioni da Hiv o quelle da virus delle epatiti, se magari è pure aumentata la criminalità, se più signore anziane sono state strattonate per sottrarre loro la borsetta e se queste sono cadute e si sono fratturate il femore. Se tutto questo è successo, via, siamo seri, buttiamo le stanze e piangiamo per i buchi. Ma se i dati mostrano il contrario che si fa? Se Spagna e Svizzera e Olanda hanno verificato, con migliaia e migliaia di casi, come sia in questo modo più facile “agganciare” le persone e aiutarle a ricominciare a vivere, a trovare un lavoro, a metter su famiglia, se le nuove infezioni sono crollate, se furti e aggressioni sono diminuiti, se molte più persone sono riuscite nel tempo, un passo per volta, ad abbandonare il buco e la stanza, in questo caso da che parte ci giriamo?
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