Tony, il Monthy Python benedettino
Se uno come Tony Hendra – satiro saltimbanco noto per l’umorismo dissacrante dei Monty Python – vi dice che «ciò che vi è di più eversivo nella vita sono i benedettini» già, a voi, qualcosa non quadra. E se poi aggiunge che lui – lui che ha messo in scena sesso e anarchia, dileggio del sacro e ridicolaggine del profano – tale eversione l’ha sperimentata grazie a Father Joe, «ometto buffo, fuggito dai film di Walt Disney, con piedi enormi come le orecchie e un nasone grasso», a voi vi vien da capire che non si tratta della solita storia di redenzione con finale caramelloso, ma di una splendida commedia in cui c’è già l’happy, e prima dell’end c’è ancora tutta una vita da convertito da gustare. Il tutto Hendra l’ha raccontato in un romanzo autobiografico (Padre Joe. L’uomo che ha salvato la mia anima, Mondadori) che in America è stato un successo da seicentomila copie, entrando nelle classifiche tra i primi cinque romanzi piu venduti.
All’inizio fu il sesso, naturalmente. All’età di quattordici anni, in Inghilterra, Tony ha un rapido rapporto con una donna sposata. Il marito della donna, li scopre e decide, di comune accordo coi genitori di Tony, di spedire il gaglioffo in un monastero benedettino. Qui trova padre Joe. Racconta Hendra a Tempi: «Quando giunsi nel monastero benedettino sull’isola di Wight, temevo di andare incontro a terribili punizioni e orribili castighi e invece mi trovai di fronte un monaco, piccolo e ingobbito, che anziché “giudicarmi” per ciò che avevo fatto, mi volle bene». Dice Tony che l’impatto fu così travolgente che «per un certo periodo, ho pensato che la vocazione di monaco potesse essere la mia strada». Ma i buoni propositi finirono ben presto e «andai via dal monastero. Misi su famiglia e trovai la mia vocazione: fare ridere». E di sghignazzate Hendra ne strappava più d’una facendo carriera veloce e spedito assieme ai comici più noti di quegli anni: John Belushi, John Cleese e Graham Chapman. Nascevano così i Monty Python, comici che con il sacro andavano giù con l’accetta sbancando i botteghini con film surreali come “Brian di Nazareth” o “Il senso della vita”. Assieme agli sghignazzi arrivarono però anche i problemi: separazione dalla moglie, vita randagia, alcool e droga. «Mi feci attirare dalle cattive abitudini degli anni Sessanta e Settanta, gli anni in cui si sognava la rivoluzione», chiosa Hendra con una sorta di pudica discrezione per se stesso.
SACRAMENTI A TAVOLA E A LETTO
Perde la fede, passano ventisette anni così. «Sono tornato da padre Joe. Gli ho chiesto solo una cosa: “Ridammi la mia fede”». Di lì in poi «fu un cambiamento totale per la mia vita. Joe mi disse che non poteva ridarmi la fede, ma il fatto che io fossi lì davanti a lui era già un segno importante. Mi confessai, la mia vita iniziò nuovamente, mi risposai con Carla – la mia attuale compagna – da cui ho avuto tre figli». Tony dice che per lui è cambiato proprio tutto, «persino mangiare e bere hanno un senso diverso». La fede non è roba da discettazioni, ma questione che si può capire anche a tavola o sotto le lenzuola, assicura Hendra, sperimentando che «in ognuna di queste cose non si assapora solo un piacere epicureo, ma un sacramento». Perché la fede è «riconoscere una Presenza attraverso i segni della realtà guidati da qualcuno. Pe me quel qualcuno è stato Father Joe».
(ha collaborato Chiara Fantino)
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