
Tony Negri maïtre à penser dei cattolici antiglobal?
Il mese scorso, quando il presidente George Bush ha visitato l’Europa, negli Usa l’episodio che ha catturato l’attenzione della gente è stato il “mostrare le terga” dei manifestanti in Svezia. Nessuno ha invece prestato attenzione all’ideologia di chi protestava, specialmente al suo legame con quel movimento antiglobalizzazione conosciuto come “popolo di Seattle”. Liquidato da molti osservatori come una ciurma eterogenea che difficilmente può trovare un denominatore comune, eccetto uno stile “teatrale” di far politica che ricorda le proteste degli anni ’60. Fino ad oggi negli Usa ha prevalso questa linea e pochi hanno espresso preoccupazione per ciò che questa gente potrebbe fare a Genova, al prossimo G8. Del resto la maggior parte dei cittadini americani non ha alcuna idea di cosa significhi questo vertice. E nessuno, naturalmente, ha mai sentito parlare di quel cosiddetto “Manifesto delle associazioni ecclesiali” che riecheggia molta dell’“ideologia di Seattle”. Tuttavia questa fortunata mancanza di considerazione presto potrebbe finire. Nei college e nelle università del Paese comincia a muoversi qualcosa che potrebbe fornire quella “ideologia di raccordo” così disperatamente necessaria a tutti gli studenti annoiati. Si tratta del pensiero di Michael Hardt, quarantunenne professore associato di Letteratura alla Duke University. Nei circoli accademici e intellettuali si è diffusa la voce che Hardt sia al centro dell’“ultima grande idea” in grado di ottenere popolarità in un’atmosfera culturale post-marxista, post-strutturalista, post-lacaniana, post-colonialista, post-neostoricista (notare che tutte queste idee non nascono più nei circoli filosofici, ma negli istituti di linguistica delle più prestigiose università: c’era da aspettarselo in un mondo dove il linguaggio non riflette più la realtà, ma la crea). Hardt è il co-autore di Impero, pubblicato l’anno passato dalla Harvard University Press, definito «la prima nuova grande sintesi teoretica del terzo millennio», o «il manifesto comunista della nostra epoca». Descrive la forma totalmente nuova d’associazionismo politico che sta cominciando a governare il mondo. Questo “Impero” è costituito da un nuovo sistema di potere globale, oggi in fase di progressiva espansione, che nessun altro potere può controllare, basato su organismi sovranazionali. Gli autori accolgono con favore il nuovo fenomeno perché non avendo alcun controllo centrale ed essendo un processo globale e quasi istituzionalizzato, per tutti quei «popoli sfruttati e soggiogati» (oggi naturalmente rappresentati dal popolo di Seattle), potrebbe essere più semplice il confronto (o addirittura… la vittoria). Il co-autore del libro è Toni Negri, un uomo che negli anni ’80 aveva una strategia politica vagamente più fastidiosa del “mostrare le terga”. Che ne pensano gli “antigiottini” delle organizzazioni ecclesiastiche?
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