Torna Benigni ma sotto l’albero ci vorrebbe di nuovo Guareschi

Di Valenti Annalena
29 Novembre 2007

Torna Benigni. «Lasci stare Dante», gli dice Sermonti. Soprattutto se usato per cacciare all’inferno i soliti politici. C’è una storia differente. Giovannino Guareschi scrisse e lesse La favola di Natale nella Notte Santa del ’44 in un lager tedesco, per «rallegrare con un po’ di tristezza il Natale mio e dei miei compagni di lager». E dato che è vero che se non fossimo tristi, saremmo disperati, questa è una favola piena di speranza. Parla di un padre prigioniero, del suo bambino e del viaggio che fanno la notte di Natale in una realtà trasfigurata dalla favola. Torna Benigni. Nella postfazione al libro della Bur i figli di Guareschi: «Molti anni dopo anche Vincenzo Cerami e Roberto Benigni avrebbero scritto per il film La vita è bella una favola dove i protagonisti sono un padre, un figlio e la prigionia, però, non rischiarata dalla luce della speranza: il padre sa che né lui né il figlio si salveranno. Giovannino, invece, nella sua favola non lascia entrare il figlio nel lager. “Neppure in sogno i bambini debbono andar laggiù”». È proprio vero che se non fossimo tristi, saremmo disperati.

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