TRA BUSH E KERRY DECIDE L’IRAK

Di Lorenzo Albacete
07 Ottobre 2004
Dal punto di vista mediatico.

Dal punto di vista mediatico non c’è dubbio che il senatore Kerry abbia vinto il dibattito della settimana scorsa con il presidente Bush. è riuscito certamente a ridurre il divario dei sondaggi. Ma, come ci si aspettava, il dibattito è stato un vero e proprio show. Non si è trattato di un autentico dibattito, bensì di due monologhi (spesso con la ripetizione delle stesse frasi, soprattutto nel caso di Bush) rivolti al pubblico. Entrambi si sono già assicurati il sostegno della propria base, perciò lo scopo del dibattito e delle prossime settimane di campagna è quello di convincere gli elettori “indecisi”, in particolare i cosiddetti “democratici di Reagan” che avevano votato repubblicano quando il partito democratico sembrava essere caduto nelle mani della cultura di sinistra, considerata “non patriottica”. Il presidente Clinton ne aveva riportati parecchi nel partito democratico e Gore, pur venendo sconfitto da Bush, era riuscito a conservarli. Ma tutto questo accadeva prima dell’11 settembre e della guerra contro l’Irak. è questa la questione principale: la guerra contro il terrorismo e la guerra contro l’Irak hanno fatto mutare l’equazione e dato a uno dei due candidati un concreto vantaggio sull’altro? Per il momento sembra ancora impossibile rispondere con sicurezza a questa domanda.
Il problema fondamentale riguarda la guerra contro il terrorismo. La maggior parte degli elettori giudicherà la guerra in Irak sulla base della questione terrorismo. Se riterrà che la guerra in Irak è una parte necessaria della guerra contro il terrorismo, voteranno per Bush, anche se saranno preoccupati per la sua evidente incapacità di preparare un piano concreto per affrontare la situazione del dopo-Saddam. Il compito di Kerry è convincere gli elettori indecisi che la guerra in Irak è stata una distrazione, anzi, addirittura un ostacolo per la guerra contro il terrorismo. è stato senza dubbio questo il suo obiettivo durante il dibattito, e, naturalmente, l’obiettivo di Bush era esattamente l’opposto. Entrambi i candidati hanno compreso che il popolo americano si preoccupa molto più del problema terrorismo che del futuro dell’Irak.
Bush capisce che la “guerra contro il terrorismo” non è semplicemente una questione geopolitica, per quanto importante essa sia. è convinto che stiamo affrontando un nemico diverso da tutti quelli che abbiamo combattuto in precedenza. Ma non è in grado di comprendere la natura di questa diversità. Gli mancano del tutto gli strumenti interpretativi per capire l’origine dell’ideologia che ci minaccia: la fusione tra religione ideologica e nichilismo moderno, che è un prodotto del dualismo della sua stessa fede/ragione protestante. Kerry, sebbene cattolico, ne è altrettanto incapace, perché molti cattolici americani hanno abbracciato lo stesso tipo di dualismo e non sanno più riconoscere che alcune delle questioni culturali che appoggiano contribuiscono al diffondersi di questo stesso nichilismo. Ecco perché la sola scelta possibile per coloro che riconoscono il problema è quella di votare per il minore dei due mali.

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