Tra ecomafia e laissez faire

Di Togni Paolo
17 Gennaio 2008

C oncludevo l’articolo della settimana scorsa affermando che la cosa più sporca di Napoli non era l’immondizia; in effetti lo stato di cose che si è venuto a determinare è stato originato da prese di posizione demenziali, da comportamenti illegittimi e da attività illegali: ne sono colpevoli forze politiche di tutti i tipi e i loro esponenti politici nazionali e locali, Governo, Regione, Comune, commissari all’emergenza, camorra, cittadini organizzati e non, e chi più ne ha più ne metta. In poche parole, del vergognoso stato di cose sono responsabili il “sistema Campania” e luoghi importanti della politica e dell’amministrazione nazionale. All’origine di tutto c’è la dichiarazione dello stato di emergenza e il passaggio della gestione della discarica di Pianura dalla camorra alla mano pubblica: la condiscendenza agli interessi locali, anche malavitosi, fece sì che tale gestione fosse attuata dal commissario dell’epoca non in chiave industriale, ma come strumento di acquisizione della pace sociale, restituendone i profitti alla malavita con lo spostarli dalla gestione ai fornitori di attività intermedie, prima operatori collusi, poi direttamente camorristi. Poi la non attuazione del piano regionale e la mancata realizzazione dei termovalorizzatori, per la quale abbiamo una responsabilità graduata: i Verdi hanno propalato falsità sulla loro presunta pericolosità, larghi strati di popolazione impreparata hanno abboccato, politici più o meno collusi di sinistra e destra si sono schierati secondo quella che ritenevano una posizione dalla quale incassare consenso, e alla quale li sollecitava la camorra, che da parte sua forniva la manovalanza per agitazioni e manifestazioni. Va dato atto a Bassolino di aver tenuto, su questo punto, un comportamento sostanzialmente corretto, criticabile solo per una certa ipocrisia nella comunicazione. Il punto sul quale Bassolino non è assolvibile è invece la mala amministrazione del commissariato, caratterizzata da misure improduttive assunte solo per clientelismo (vedi l’assunzione dei 2.400 Lsu – lavoratori socialmente utili, cioè disoccupati all’ingrosso, scelti senza alcuna forma di selezione – assunti nel 2000 e che da allora percepiscono buoni stipendi senza far nulla), dalla crescita di vertici strapagati del commissariato a suon di stipendi da oltre 10 mila euro al mese, e dall’essersi adagiato su un far niente dal risultato micidiale per la soluzione dei problemi. E siamo solo all’inizio: il meglio non l’abbiamo ancora mostrato.
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