Tra industria e finanza

Di Lafayette
22 Marzo 2001
Due giornate di Confindustria a Parma per pesare i candidati.

Due giornate di Confindustria a Parma per pesare i candidati. Un’equidistanza di maniera per un inevitabile cambio di cavallo. L’alleanza con la sinistra (il governo ulivista teneva buona la base sociale mentre procedeva alla sua spremitura fiscale per centrare gli obiettivi dell’Euro) non ha più ragione d’essere. La capacità di controllo dei sindacati tradizionali appare evanescente, mentre l’onda protestataria è cavalcata da altre organizzazioni radicate a livello transnazionale e l’egemonia della rivendicazione si gioca su contenuti diversi da quelli propri del movimento sindacale. La moneta di scambio di cui dispone la sinistra è ormai svalutata, mentre riemerge, sotto la pressione delle autorità monetarie europee e del fondo monetario, l’urgenza della riforma previdenziale. Gli imprenditori sanno che la loro competitività futura deriva anche da quanto il mercato finanziario saprà sostituirsi allo stato e al sindacato nella gestione della previdenza, creando – attraverso la borsa – la saldatura tra fondi pensione e capitale delle aziende, mentre le risorse pubbliche che si renderanno così disponibili andranno dirottate verso politiche di struttura (opere pubbliche, demografia, istruzione) necessarie a sostenere la crescita. Le imprese sono tentate dalla perestroika.

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