Tra polveri, alcol e richiami alla terra
Cambiano – e per forza – le abitudini di chi va al ristorante. Ci si muove in gruppo assicurandosi che uno sia sobrio per ritornare a casa e, da poche settimane, si misura l’inquinamento dell’aria all’interno del locale. O, almeno, lo fa Edoardo Raspelli, il più severo tra i critici enogastronomici che gira con una apparecchiatura (la GT-331) del costo di 5.000 euro per rilevare quelle particelle grosse (PM10) per cui il traffico nelle città viene bloccato quando superano i 75 microgrammi al metro cubo. E nel primo ristorante di tono sondato da Raspelli, il responso ha dato 304 (sic!). Alla cena dei venticinque anni di matrimonio di Gianni e Nicoletta, è stato saggio fermarsi a dormire nel relais Cà Vittoria di Tigliole (At) e, a fine cena, andare a fare un giro nel paese, fumando un sigaro e assaporando il gusto della terra e del silenzio nei paesi. «Quando avevo 18 anni – ha detto Nicoletta – andavo nella parte alta del paese e stavo ore a guardare l’orizzonte. Ed il paese mi sembrava piccolo davanti al mondo». Tornando, Giancarlo Travaglini, vignaiolo in Gattinara, le mostrava le vigne e l’uva: «Quando questo sarà un buon vino anche tu sarai più bella». Il Gattinara riserva che abbiamo bevuto a cena aveva i profumi profondi dei fichi secchi e della viola macerata. Elegante e grande quello riserva 1990, per uno dei migliori vini d’Italia. (massolon.it).
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