Trattare gli africani da adulti

Di Tempi
19 Settembre 2002
Non è per esotismo snobistico che, nel momento in cui l’attualità è dominata dal braccio di ferro sull’Irak

Non è per esotismo snobistico che, nel momento in cui l’attualità è dominata dal braccio di ferro sull’Irak, torniamo a dedicare un servizio di copertina ad una tormentosa storia africana. Gli è invece che il moralismo, l’irresponsabilità e l’ipocrisia di terzomondisti, pacifisti e professionisti dell’umanitario risaltano più chiaramente in un caso circoscritto come quello dello Zimbabwe che non sullo sterminato palcoscenico della sfida di Saddam Hussein al mondo. Anche di fronte ad un senescente dittatore africano che ha disatteso tutti i suoi impegni con la comunità internazionale, immiserito il paese e sparso il seme della violenza razzista, la compagnia di cui sopra mostra il solito riflesso pavloviano: la colpa è senz’altro del neocolonialismo, delle multinazionali, della Banca mondiale, ecc. “Noi” siamo sempre colpevoli, “loro” sono sempre innocenti. E se non sono del tutto innocenti, è perché noi li abbiamo fatti diventare cattivi. Il terzomondismo riesce nell’impresa di coniugare il massimo di complesso di colpa (il «singhiozzo dell’uomo bianco» di cui ha scritto Bruckner) con il massimo di complesso di superiorità: gli africani sono visti come bambini irresponsabili di ciò che fanno, perché tutto ciò che sono e che fanno dipende semplicemente dalle nostre azioni e/o omissioni passate e presenti. Nella versione “buonista”, quella delle dichiarazioni di Romano Prodi dopo il summit di Johannesburg, l’infantilizzazione suona così: “L’Africa si sente dimenticata dai paesi industrializzati”. Come i bambini, deve sperare che i patrigni bianchi si ricordino sotto quale ombrellone della spiaggia l’hanno dimenticata. A Johannesburg Mugabe ha avuto la spudoratezza di accusare Tony Blair, il cui governo sta sfamando i milioni di affamati creati dal dittatore, di essere il responsabile dei guai dello Zimbabwe, e molti leader africani hanno avuto la spudoratezza di applaudire. Fino a quando questi exploit non verranno chiamati con il loro vero nome, cioè crimini politici, e chi li commette non ne verrà tenuto responsabile come una persona adulta, dei terzomondisti continueremo a pensare che «Da sempre in politica patrocinare la causa del povero è stato il mezzo più sicuro per arricchirsi» (Nicolas Gomez Davila).

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