Tre criteri per votare (e guarire la scuola dallo statalismo)
Lo avevano già detto cinque anni fa alla Moratti. Lo ripetono oggi a chi vincerà le prossime elezioni. La malattia della scuola italiana ha un nome: statalismo. I rimedi sono tre. Il primo si chiama autonomia: affidare a ogni scuola tutte le responsabilità – nel quadro di obiettivi nazionali chiaramente definiti – in merito alla definizione degli orari, dei metodi, del reclutamento e della valutazione degli insegnanti. Il secondo si chiama stato giuridico degli insegnanti: devono passare da insegnanti a professionisti, messi in grado di svolgere autonomamente il proprio compito, costretti a rendere conto dei risultati, pagati profumatamente in base a questi. Il terzo si chiama parità: tutte le scuole offrono un servizio pubblico, tutti i cittadini, ricchi e poveri, devono poter scegliere quella che preferiscono. Lo Stato deve distribuire le risorse alle scuole, tutte, in base al numero degli alunni (e a una serie di altri parametri); ogni scuola definirà le proprie caratteristiche, assumerà, valuterà, pagherà i suoi insegnanti in funzione degli obiettivi stabiliti e raggiunti. In più occorre che il risultato principale della riforma Moratti – l’affermazione della dignità del lavoro – sia mantenuto, migliorato, organicamente raccordato con i percorsi liceali. Sono le proposte contenute nel documento ‘Tre idee per la prossima legislatura’, che si può scaricare dal sito dell’associazione di insegnanti Diesse-Didattica e innovazione scolastica (www.diesse.org). Fantascienza? In Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, nei paesi che ci guardano dall’alto in basso nelle classifiche della preparazione dei ragazzi succede così.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!