Tre paroline ai lettori-tifosi

Di Fred Perri
27 Settembre 2001
Dopo una domenica di discorsi e di commozione, siamo tornati alla solita vita. Calci, sputi e colpi di testa (talvolta in porta, spesso sulla capa dell’avversario). Il calcio è come la vita, il pallone è come la politica.

Dopo una domenica di discorsi e di commozione, siamo tornati alla solita vita. Calci, sputi e colpi di testa (talvolta in porta, spesso sulla capa dell’avversario). Il calcio è come la vita, il pallone è come la politica. Eravamo tutti americani, adesso che c’è da menare le mani con il Grande Fratello a stelle e strisce, vai col distinguo. E il calcio, al contrario, che doveva dare il buon esempio e le mani doveva tenerle a posto, invece, ha ripreso tutto come prima. Botte da orbi, arbitri venduti, tutte le gomitate sono uguali, ma qualcuna più uguale delle altre. Lippi piangeva la sera di Juventus-Chievo, Capello e Mancini per poco non si menavano la domenica di Roma-Fiorentina. E voi, tifosi e lettori di calcio, siete i peggiori di tutti. La scorsa settimana dicevate che nulla poteva essere come prima. Sette giorni dopo mi tempestate di lettere oscene perché ho scritto che l’arbitro di Juve-Celtic ha dato un rigore fasullo alla Juve. Resto senza parole, tranne tre. E non sono sole, cuore e amore.

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