Tre riforme per l’estate

Di The Silver Team
26 Giugno 2003
Incominciano ad apparire in rapida sequenza segni di malessere nell’elettorato della Casa delle libertà, anche di Forza Italia. Per quali ragioni?

Incominciano ad apparire in rapida sequenza segni di malessere nell’elettorato della Casa delle libertà, anche di Forza Italia. Per quali ragioni? Fra le tante una può essere individuata nelle riforme che finora si sono limitate a produrre leggi ma non ancora cambiamenti. Sia perché più timide di quanto contenuto nel programma elettorale, sia perché a volte troppo macchinose, sia perché vittime di una burocrazia ministeriale che ha giocato a svirilizzare ogni novità. Un’altra ragione del malessere sta nel tormentone dei rapporti tra politica e giustizia. Nei giorni scorsi è stata approvata una legge (lodo Maccanico) che si sarebbe dovuta approvare nella prima ora del primo giorno di governo. Ciò per affermare il primato della politica e della volontà dell’elettorato su ogni procedimento giudiziario. Si è, invece, scelta la strada delle leggi di merito (falso in bilancio, rogatorie, Cirami). Leggi pertinenti ed appropriate in sé. Ma gravate presso l’opinione pubblica del sospetto di strumentalità rispetto alle esigenze processuali di Berlusconi.
E le sconfitte elettorali a livello locale? In questo caso, la ragione sta nel non aver voluto capire la realtà, che c’insegna che la classe dirigente e il ceto politico sono selezionati localmente, e non scelti centralmente da capi partito. Per le elezioni, almeno per quelle, avremo relativamente tempo. Per il rilancio del Paese, che è la risposta prioritaria al malessere, no. I condoni hanno incassato 16 miliardi d’euro: il doppio delle previsioni. Al di là dei moralismi di chi si straccia le vesti (non è certo il caso del Paese reale che ha ben dimostrato di gradirlo) che vogliamo farne? Entro il 30 giugno dovrà essere approvato il documento di programmazione economico-finanziaria. Questa è l’occasione per dare un segnale al Paese. Individuazione delle infrastrutture prioritarie e attuazione delle riforme già approvate ma non finanziate: riforma della scuola innanzitutto, riforma del lavoro, riforma del diritto societario. Nell’attesa di dare il via alle riforme delle pensioni e dell’ordinamento giudiziario. Tremonti è ministro capace e preparato. Il suo aplomb liberal-democratico è una garanzia. Deve continuare a essere il buon servitore dello Stato che è, senza dimenticare di essere un ministro di Forza Italia. Ovvero un ministro che non può limitarsi a una visione ragionieristica, ma un ministro che, sulla scorta del premier, si spende (e si svena) per rafforzare le ragioni politiche e programmatiche della coalizione.

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