Tre uomini in barca
Tra un girotondo di qua, un’Africa che muore di fame di là (ma guai a dire “Ogm”), il popolo dei no-global torna alla ribalta e si riunisce a Firenze dal 6 al 10 novembre per l’ennesimo Social Forum (questa volta “Europeo”): cinque giorni di buone intenzioni (“dibattiti”, “workshop”, “concerti”, eccetera), manifestazioni (naturalmente «contro la globalizzazione neoliberista, contro la guerra, contro il razzismo») e – quanto è bello giocare con le parole – “azioni di disobbedienza”. Sono attese quindicimila persone in rappresentanza di circa 500 associazioni (naturalmente hanno aderito anche Cgil, Arci e rete Lilliput). 7.000 le camere d’albergo prenotate, ma la macchina organizzativa vacilla. Paurosamente.
Un’altra zeppa in casa Ds
Benvenuti a Firenze, tra polemiche, tensioni e la paura che possa verificarsi un’altra Genova. Ma perché proprio Firenze? Dovete sapere che in occasione del Forum Sociale Mondiale tenutosi in Brasile a Porto Alegre lo scorso febbraio, gli organizzatori – che certamente non difettano di buon gusto turistico – avevano indicato tre città italiane, Venezia, Napoli e Firenze, come candidate del primo Fse. è stato il presidente della Regione Toscana, il diessino Claudio Martini, che per non saper né leggere né scrivere pare si sia detto: «con tutto il casino che c’è già in Ds, perché non aggiungere un altro motivo di divisione?». E così è stato: altro schiaffo (di un fassiniano) a Fassino e letterina di invito ai no-global nel capoluogo fiorentino. A questo punto i giochi sono fatti e il sindaco di Firenze, anch’egli diessino fassiniano, Leonardo Domenici, non può tirarsi indietro, anche se si ritrova tra le mani una vera e propria patata bollente. Graziano Grazini, vicepresidente del Consiglio Comunale di Firenze, constata: «sono due mesi che è in atto una querelle tesissima tra chi, come il sindaco, cerca di sdrammatizzare e l’opposizione che denuncia l’irresponsabilità di avventurarsi in un’iniziativa del genere proprio a Firenze». In una conferenza stampa del primo ottobre il sindaco Domenici usa toni rassicuranti: «I timori potranno essere attenuati quanto più il Social Forum si fa conoscere e fa conoscere il suo programma, entrando in relazione con i cittadini e le categorie economiche». Ben detto, signor sindaco. Il problema è che tra i cittadini i timori serpeggiano, e sono tanti. Alla fragilità urbanistica e architettonica della città si aggiungono infatti tutti i problemi logistici che comportano cinque giorni di manifestazioni. Basti pensare che la Fortezza da Basso – concessa dalla Regione al Forum – si trova al centro di un cantiere e per giunta nell’immediata prossimità del centro storico. Non dimentichiamo poi che l’anno scorso proprio Firenze è stata teatro di una serie di episodi inquietanti, tra cui, per citarne solo alcuni, una busta con polvere esplosiva recapitata al prefetto Achille Serra, quattro attacchi incendiari alle agenzie della Banca Toscana, una bomba contro gli uffici dell’anagrafe e l’assalto all’agenzia di lavoro interinale Obiettivo lavoro. E il capo della polizia Gianni De Gennaro ha anche paventato in questi giorni i rischi connessi a una ripresa del terrorismo brigatista. Poco chiare e convincenti le misure preventive annunciate: se l’idea di impacchettare i monumenti fa sorridere, il sistema di videosorveglianza di piazze e monumenti non pare risolutivo, e la proposta di spostare la grande manifestazione conclusiva contro la guerra nella spiaggia tirrenica di S. Rossore sembra ragionevole, peccato che non è stata accolta favorevolmente dagli organizzatori del Forum. Circa sette-ottomila manifestanti saranno ospitati in alberghi di categoria economica, tutti gli altri “alloggeranno” nelle palestre, Palasport, nei locali pubblici che il Comune sta allestendo. Ma in caso di danni, chi paga? Il Comune, sostiene Gabriele Toccafondi, consigliere comunale della lista civica “Azione per Firenze”, non intende supportare il costo di eventuali danni, le compagnie assicurative fanno dietrofront. Chi pagherà?
Filtro alle frontiere? “Una provocazione”
È bastato poco a fare saltare il vertice del 15 ottobre tra i no-global e il prefetto Achille Serra, un incontro che doveva servire a concordare le misure di ordine pubblico per il Social Forum. L’idea del Viminale di sospendere il trattato di Schengen (come d’altra parte aveva già fatto il governo socialista Jospin in occasione del vertice Ue a Nizza), ovvero di effettuare controlli accurati e mirati su quanti da tutta Europa intendono entrare in Italia per partecipare al Forum, ha fatto alzare Vittorio Agnoletto dal tavolo delle trattative ed esclamare:«È una provocazione!». Però Agnoletto mette le mani avanti e delega la gestione dei gruppi violenti alle forze dell’ordine, quando si è già visto chiaramente a Genova come il fallimento della strategia non violenta sia dovuto in primo luogo all’ambiguità che caratterizza il movimento anti-global. Ambiguità che si ritrova sempre nelle parole dei Casarini-Agnoletto, che pure dicono di voler dare al Forum europeo un tono pacifico e festoso. Ma poi «I disobbedienti saranno al Social Forum Europeo da disobbedienti», si legge sul sito dell’ex leader delle Tute Bianche, e tra le azioni di disobbedienza civile e sociale per muovere guerra alla “Guerra Globale Permanente”, Luca Casarini cita l’occupazione di banche appartamenti. Vi sembra violenza, questa?
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!