Treviso è modello di integrazione, altro che enclave razzista
Chi lo racconta ai soliti soloni che il 28 e 29 ottobre la Fondazione Bellisario e Unindustria hanno scelto una di quelle «enclave razziste come Treviso» (F. Merlo, Repubblica, 26.10.05) per un convegno nazionale sulla “Società multiculturale e le sfide della globalizzazione”? Anzi, per la Presidente Lella Golfo il tema della convivenza fra culture diverse va rilanciato soprattutto dal Triveneto, dove Treviso sta assumendo «un ruolo di portale verso i paesi dell’Est». La Golfo si è riferita, in negativo, al fallito modello del Londonistan, che «per lungo tempo non ha giudicato l’integrazione culturale come una priorità, lasciando la stragrande maggioranza degli immigrati alla cura delle rispettive comunità, avvalorando così una società che ingloba comunità divise e in lotta tra loro». «Serve una nuova mentalità perché globalizzazione e multiculturalismo siano governabili», ha ammonito Giustina Destro (in foto), responsabile veneto della Fondazione, che ha poi invitato ad «abbandonare il buonismo, il populismo e il relativismo, per trovare la forza di trasformare le paure in occasioni di crescita sociale, economica, culturale».
Due i principali compiti dati ai relatori: è «necessario valorizzare il patrimonio conoscitivo dell’Europa e poi puntare sulle donne e sui giovani come motore di questo processo da cui dipende il futuro». Ma per Livia Turco l’integrazione è in gran parte già avvenuta, cosicché Prodi dovrebbe modificare a favore degli immigrati la legge sulla cittadinanza già nei primi 100 giorni di governo! Ma i sogni svaniscono alle parole del magistrato Simonetta Matone, per la quale è la condizione della donna nell’islam lo snodo per un’integrazione reale: «è normale nei paesi arabi che le donne dormano per terra e siano private dei figli, al punto che questi Stati si son ben guardati dal ratificare la Convenzione internazionale per la tutela dei minori». Perciò serve, per voce del Sottosegretario alla Giustizia Santelli, puntare sull’educazione e sulla cooperazione internazionale, rilanciata autorevolmente da Franco Frattini, anche per fermare fenomeni tipo la tratta di donne e bambini. Tutte cosucce, ovviamente, che Prodi risolverebbe nei primi 100 giorni.
Domenico Menorello
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