TU QUOQUE, ACHILLE ARDIGò?

Di Tempi
13 Ottobre 2005
ROMANO IN DIFFICOLTà ANCHE TRA I GLI AMICI CHE LO PIZZICANO SUL FOGLIO

Prodi recita la parte dell’offeso in piazza, ma intanto sembra tagliare i ponti anche con i suoi compagni di strada. Prendete Achille Ardigò, sociologo di alto pedigree, bolognese come Romano e come Prodi cattolico-democratico d’antan. Cosa fa l’illustre intellettuale della cerchia del Mulino, dopo che da qualche tempo sembrava avesse scelto la vita appartata e gli studi sociologici sulla famiglia? Accetta di rilasciare un’intervista con i controfiocchi al Foglio. Cioè da una tribuna poco tenera, diciamo così, con il leader dell’Unione. E per di più diretta da un tale che litiga volentieri la sera a ‘Otto e mezzo’ con il portavoce virtuale di Prodi (con cui poi divorzierà per tornare ad accoppiarsi con la nobildonna bertinottiana Ritanna Armeni) e che ha firmato su Panorama un fondo lievemente graffiante, diciamo così, l’immagine del buon uomo dell’Unione della Provvidenza (‘Io so Prodi e vvoi nun zete un c.’). E cosa manda a dire il dossettiano Ardigò, per tramite del Foglio, all’illustre dossettiano e cattolico adulto che va alle urne quando buon senso e Chiesa suggeriscono vittoriosamente il contrario e, sempre buon senso e Ruini, suggeriscono che prima dei Pacs e dei ‘piccoli matrimoni’ gay, l’Italia ha altre priorità? Ardigò manda a dire che, come ha riassunto bene sul Corriere della Sera Alberto Melloni (il quale però un po’ se ne duole, un po’ si arrovella dell’uscita del sociologo, perché gli pare che il succo porti acqua alla deprecabilissima – per Melloni, un po’ meno per Ardigò – commistione tra politica e Chiesa) che Prodi è proprio fuori strada con i suoi cincischiamenti sulla fecondazione assistita e sui Pacs. «Ardigò attacca la cultura dominante della libertà individualistica – riassume Melloni -, che produce una moltitudine di soluzioni provvisorie, temporanee e meno impegnative; e depreca la tendenza a omologare alla famiglia le altre unioni, seguendo una deriva disastrosamente rivoluzionaria di tipo zapaterista». Il che è tutta musica per le orecchie del nostro ciclista, no?

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