Tutta colpa delle baby pensioni

Di Tempi
28 Giugno 2000
Il grafico della settimana

Non passa praticamente settimana senza che la questione delle pensioni in Italia non alimenti furiose polemiche trilaterali fra sindacati, imprenditori e governo e contrasti anche fra ministri della medesima compagine governativa. L’argomento del contendere è sempre lo stesso: la spesa previdenziale italiana, dicono i critici del sistema, è troppo alta, l’assetto delle pensioni approvato al tempo del governo Dini va rivisto subito perché insostenibile: ancora pochi anni e l’Inps non riuscirà più a pagare i vitalizi. Aspettiamo ancora un po’, dicono tutti quelli che hanno interesse a mantenere più a lungo possibile lo status quo per ragioni sindacali o elettorali Ma davvero la spesa previdenziale italiana è così onerosa? Beh, lo hanno appena confermato le statistiche di Eurostat: l’Italia è il paese dell’Unione Europea (Ue) con la più alta spesa pensionistica in rapporto al prodotto interno lordo (pil). Il dato italiano (16,2%) è superiore di tre punti a quello di Francia e Germania e addirittura di cinque a quello della Gran Bretagna. E tuttavia l’uomo della strada -e soprattutto il pensionato medio- non ha affatto l’impressione che in Italia i pensionati conducano una vita da nababbi, anzi: il maggior numero di poveri in Italia si trova proprio fra loro. Qual è allora la spiegazione? Che in Italia i pensionati sono troppi, perché troppi italiani vanno in pensione troppo presto.

Se noi prendiamo in mano le statistiche relative al tasso di occupazione nella fascia di età compresa fra i 55 e i 64 anni, scopriamo che l’Italia è il paese Ocde col tasso più basso: gli italiani ultracinquantacinquenni che lavorano sono solo poco più di 1 su 4, mentre in Giappone e Svezia sono quasi 2 su 3 e in Francia e Olanda sono 1 su 3. Anni di prepensionamenti, baby pensioni e privilegi per dipendenti della funzione pubblica hanno lasciato il segno.

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