Tutta la scuola è paese
A febbraio Jean-Pierre Raffarin ha dichiarato di voler trasferire 110.000 addetti dal ministero dell’Educazione alle regioni e alle province. Da allora i sindacati degli insegnanti e degli studenti di sinistra hanno scioperato a intermittenza contro la «decentralizzazione», nella quale vedono il preludio allo «smantellamento della scuola pubblica nazionale» e il pericolo di una «privatizzazione liberale». Gli insegnanti, dopo aver organizzato dei picchetti impedendo ai loro allievi di partecipare agli esami professionali, hanno minacciato di impedire il baccalauréat, il nostro esame di maturità. Ed il governo ha ceduto, togliendo dall’elenco del personale da decentralizzare meno di 10.000 persone. Il baccalauréat ha potuto così svolgersi giovedi 12 giugno. Ma sarebbe stato sufficente dare un’occhiata alle modifiche apportate alla Costituzione per rendersi conto che nell’articolo 72-2 è scritto, nero su bianco: «Ogni trasferimento di competenze tra lo Stato e le collettività locali vedrà l’attribuzione di risorse equivalenti a quelle che erano consacrate al loro esercizio». E, nella linea successiva: «la legge prevede dei dispositivi di perequazione destinati a favorire l’uguaglianza tra le collettività locali».
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