Tutta un’altra storia

Di Respinti Marco
07 Febbraio 2002
Sulla Riforma Moratti, il nuovo numero di LineaTempo

Sulla Riforma Moratti, il nuovo numero di LineaTempo — il trimestrale di studi storici diretto da Andrea Caspani — ha idee chiare: «Con la pubblicazione del Rapporto del Gruppo ristretto di lavoro presieduto dal prof. Bertagna e lo svolgimento degli Stati Generali della Scuola — si afferma nell’Editoriale — ha finalmente preso avvio un nuovo progetto di riforma della scuola italiana. Consapevoli che siamo di fronte ad un’ipotesi di lavoro che necessita di approfondimenti e sviluppi per diventare un organico progetto di riforma, ci preme rilevare in primo luogo la positività del “realismo critico” che ispira il Rapporto Bertagna, in particolare quando fa la radiografia dei problemi della scuola italiana mostrando che deve uscire dalla sua “autoreferenzialità” e dalle utopie pedagogiche […]. Ugualmente positivo ci sembra il metodo adottato per procedere: il mondo politico chiede l’apporto costruttivo della società civile, in particolare di quella culturalmente e professionalmente espressiva del mondo reale della scuola, per costruire una riforma dotata del più ampio consenso possibile». Il fascicolo, ricco come sempre, presenta un utile dossier monografico sul Trecento tutto da usare, a casa e in classe: «epoca di transizione — scrive la redazione di LineaTempo — come esperimento di una translatio, del trasferimento di una cultura del Medioevo sostanzialmente clericale e latino in un ambito nuovo: dal feudo al comune, dalla campagna alla città, dal monastero al convento, dal latino al volgare. È ancora Medioevo perché i valori fondanti la societas christiana restano quelli dell’epoca precedente, ma trasportati in un ambito diverso». E poi le confraternite dell’Occidente cristiano, Il mestiere delle armi, Cecco Angiolieri, lo spazio sacro barocco, Il Signore degli Anelli, C.S. Lewis, la ricerca storica americana, R. J. Evans, l’assistenza nel Medioevo, la topografia napoletana, la storia dell’arte e il laboratorio, l’Ungheria e “Francia la dolce” (come dicevano i compagni di Carlo Magno).

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