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Le masse povere musulmane del Terzo mondo sembrerebbero il terreno ideale per la semina di odio dell’estremismo islamico, ma in realtà la penetrazione è meno facile di quanto si pensa. L’esempio del Bangladesh: 130 milioni di musulmani che frequentano senza problemi le opere sociali cristiane. E diventano anti-occidentali solo davanti alla tivù. Conversazione con padre Piero Gheddo
di Rodolfo Casadei
Sulle dichiarazioni di Silvio Berlusconi circa la superiorità della civiltà occidentale si è abbattuta una valanga di critiche, gran parte delle quali provenienti da varie componenti della sinistra politica ed intellettuale. Peccato che fra tutte le reazioni raccolte da giornali e tivù mancasse quella di due signori che con la sinistra moderna hanno qualcosa a che fare, ma essendo morti più di 100 anni fa non possono intervenire nei dibattiti odierni.
Ha destato scalpore l’ultimo libro di Dominique Lapierre sul disastro ambientale di Bophal, in India: “Mezzanotte e cinque”. Il 3 dicembre 1984 una fuga di gas (isocianato di metile) da un impianto chimico causò uno degli incidenti più gravi della storia: 4.100 persone morirono e 170.000 rimasero intossicate.
L’associazione d’idee è scontata: dici “musulmano” e subito ti viene in mente qualcosa di arabo: La Mecca, il deserto del Sahara, il caffetano; Arafat, Gheddafi, Saddam Hussein. Ma è soltanto un cliché: gli arabi, circa 270 milioni, rappresentano appena poco più di un quarto di tutti i musulmani del mondo, i quali sono oltre 1 miliardo.