Tutti gli interessi nascosti sotto la tavolata “Ogm-free”
Se il 67 per cento degli italiani è convinto che i cibi contenenti Ogm sono meno salutari dei prodotti convenzionali (indagine Coldiretti-Swg) – nonostante che dal 1999 ad oggi 6.166 pubblicazioni scientifiche abbiano illustrato che pericolosità non esiste, nonostante 90 milioni di ettari in 20 paesi del mondo siano coltivati con piante transgeniche e nonostante il mais transgenico da dieci anni arrivi su tutte le tavole degli Stati Uniti, da quella della famiglia Bush a quelle delle mense dei poveri – una ragione deve esserci. Una forse è che non sempre le indagini demoscopiche, specie se commissionate da chi è parte in causa, sono del tutto attendibili. Così come le raccolte di firme: basti vedere le polemiche su quella organizzata dalla coalizione ItaliaEuropa-Liberi da Ogm, con tanto di filmati su YouTube che mostrano in quale maniera disinvolta sono stati raccolti certi “voti”. A volte, poi, le ricerche vengono occultate: vedi quelle sugli Ogm che il governo ha imboscato quando s’è accorto che certificava la maggiore sicurezza alimentare del transgenico quanto a micotossine (il Giornale, 14 novembre 2007).
La ragione più solida, tuttavia, sembra essere un’altra: attorno all’obiettivo “zero Ogm” si è coagulato un concentrato di interessi ideologici, politici, economici e commerciali che in Italia sovrasta per capacità organizzativa e per potere effettivo sia gli interessi dei consumatori che quelli delle industrie bio-chimiche che trarrebbero vantaggi dagli Ogm. Basta leggere i nomi che compaiono nella lista delle 28 entità che promuovono la suddetta raccolta di firme per rendersene conto. La salute dei consumatori e la difesa dell’ambiente sono le foglie di fico dietro cui si celano altri scopi: disporre di un’efficace barriera contro l’import di prodotti agro-alimentari a prezzi più convenienti per i consumatori; rifilare qualche calcio negli stinchi al sistema capitalistico incarnato dalle grandi aziende della chimica (come se i giganti dell’agricoltura convenzionale che forniscono la maggior parte delle sementi ai coltivatori non fossero imprese multinazionali); sfruttare il capitale politico che si crea nelle grandi battaglie ideologiche centrate sul concetto di “purezza” assoluta (incarnata dal mito “zero Ogm”; la purezza è stata ed è l’ossessione dei movimenti totalitari del XX secolo e oggi del totalitarismo islamista).
Nello Speciale che segue proponiamo un inizio di alfabetizzazione sul tema delle biotecnologie vegetali che spazia dalle domande più comuni alla cronologia delle regole europee in materia, dall’analisi dei vantaggi degli Ogm per il Terzo Mondo alla discussione sulla biodiversità, dallo stop europeo alla “superpatata” a un’intervista al professor Forti, biologo sostenitore della petizione Liberi da Ogm, uno che non la pensa come noi. Diversamente da altri, infatti, ci interessano la completezza dell’informazione e il confronto fra i punti di vista degli esperti. Ringraziamo infine gli animatori del blog biotecnologiebastabugie.blogspot.com per il contributo di idee fornito e auguriamo loro di resistere a tutti gli attacchi.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!