TUTTO CHIACCHIERE E DISTINTIVO

Di Tempi
17 Febbraio 2005
I POTERI FORTI SONO FINITI, ADESSO ABBIAMO I POTERI FURBACCHIONI

C’erano una volta i poteri forti, c’erano i Mattioli, i Valletta, e poi i Cuccia, i Romiti: uomini che al centro dell’economia ne condizionavano le sorti. Un po’ figli del sistema capitalistico che per funzionare ha bisogno di camere di compensazione (che la politica e la concorrenza devono costantemente regolare e limitare), un po’ prodotto delle arretratezze della società italiana, tra cui quella di ospitare il più grande partito comunista occidentale. Quei poteri forti sono finiti: ora abbiamo i poteri furbacchioni che sfruttano l’eredità del passato per mantenere una centralità. Ma mentre i forti usavano il potere per un disegno di sviluppo, i furbacchioni lo gestiscono per una fettina d’immagine in più.
Esponente perfetto della generazione dei furbacchioni è Luca Cordero di Montezemolo: è stato messo praticamente in Confindustria dalle grandi banche, stufe degli attacchi di Antonio D’Amato e del suo Sole24Ore. Quella delle grandi banche è un’altra partita i cui giocatori hanno anche i loro argomenti: ma con ragione o no, quello che i banchieri chiedevano a Montezemolo era di smetterla di pigiare sul tasto della concorrenza tra banche e tra banche e clienti, perché l’Italia non reggeva ancora questa sfida. Si può essere d’accordo o meno con questa tesi, quello che non si può fare è presentarsi, come fa Montezemolo, sotto la bandiera della competitività. Ma il presidente della Confindustria non è un industriale, è un pr: le sue parole non pesano, suonano; le sue imprese non si misurano sui profitti, ma sulle rassegne stampa.
La sua Fiat s’inaugura mettendo un uomo della finanza, scelto per vendere Fiat (Sergio Marchionne) al posto di un uomo dell’industria (Giuseppe Morchio). La sua Fiat è un Crono che mangia i figli, che completa un decennio nero con Mediobanca devirilizzata, con l’Alta velocità regalata ai francesi, con l’Alfa Romeo strangolata, con Edison quasi venduta ai francesi. E al centro di questo impero di macerie non c’è un Cesare o un Augusto, ma un Nerone che incendia le città, un Caligola che fa senatori i cavalli per divertirsi un po’.
Il vecchio vizio del potere che non tollera l’autonomia della politica si sente ancora: che un amministratore autonomo come Roberto Formigoni sia avvertito come un ostacolo è credibile. è terribile, però, constatare che anche l’attacco politico contro di lui è pensato non con quel minimo di serità che la cosa pubblica richiede nei suoi momenti drammatici, ma tra uno sghignazzo e uno sbadiglio.

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