Tutto quello che del summit non dicono

Di Gaspari Antonio
12 Settembre 2002
Per il Wwf il piano d’azione concordato al Summit mondiale sullo Sviluppo Sostenibile

Per il Wwf il piano d’azione concordato al Summit mondiale sullo Sviluppo Sostenibile che si è tenuto a Johannesburg «è un fallimento sostanziale» e costituisce «un passo indietro rispetto al vertice di Rio de Janeiro». I Friends of Earth hanno definito il piano un «disastroso fallimento», Legambiente l’ha chiamato «un brutto accordo imposto dagli Usa» e Greenpeace ha parlato di «ennesima sfilata di buoni propositi». In realtà, il vertice ha segnato una svolta nel modo di affrontare i problemi ambientali. Nonostante il sostegno di gran parte delle delegazioni Ue, per le Ong ecologiste e l’ideologia catastrofista neomalthusiana è stata la caduta del muro di Berlino. Corrado Clini, capo della delegazione italiana ha spiegato che «il summit di dieci anni fa a Rio generò una proliferazione di documenti e di azioni burocratiche gestite dalle Nazioni Unite che vincolavano i governi a una serie di obblighi di difficile attuazione. Oggi invece si è aperta la strada a progetti bilaterali tra Paesi industrializzati e Paesi poveri». A Johannesburg il confronto è stato tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea, coi Paesi in Via di Sviluppo più vicini alle posizioni americane e le Ong ecologiste a quelle europee. I pregiudizi e le deformazioni ideologiche nei confronti degli Usa hanno impedito a molti di vedere la realtà. In effetti l’America ha presentato il più grande progetto per vincere la fame e il sottosviluppo, un piano in cinque punti: «Acqua per i poveri», «Energia pulita» «Riduzione della fame in Africa» «Cooperazione forestale» «Lotta contro Aids, tubercolosi e malaria». Colin Powell, primo Segretario di Stato afroamericano della storia, ha illustrato i progetti, citando alcuni esempi di aiuto concreto come la costruzione di 90.000 case per mezzo milione di persone che vivono nelle baracche in Sud Africa. «Per volontà di Bush – ha precisato Powell – il programma di assistenza allo sviluppo crescerà di 5 miliardi di dollari all’anno per i prossimi tre anni, un incremento del 50% sui 10 miliardi destinati ogni anno a questo fine». Il Segretario di Stato ha criticato il governo dello Zimbabwe, dove, ha spiegato, «c’è una totale mancanza di rispetto di ogni legge che ha spinto sei milioni di persone alla fame… mentre paesi come lo Zambia e il Malawi, di fronte alla carestia, hanno rifiutato il mais geneticamente modificato, lo stesso che gli americani mangiano ogni giorno dal 1995». «I miei antenati africani – ha aggiunto Powell – comprenderebbero quello che stiamo facendo e lo chiamerebbero “ubuntu”, qualcosa che si capisce con il cuore prima che con la mente. “Ubuntu” significa che quando uno di noi soffre la fame, tutti sono solidali con lui, quando uno è disperato, tutti devono indicare la speranza. È tempo di mettersi al lavoro per espandere il circolo dello sviluppo a tutti i figli di Dio».

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