Tutto ruota intorno a lui anche senza telefonino

Di Manes Enzo
06 Luglio 2006
Ultima puntata del concorso di Tempi per i viziosi del Mundial. Ogni settimana il ritratto di un misterioso calciatore scelto fra i convocati delle Nazionali partecipanti. Chi indovina il campione in incognita vince uno spazio di celebrità. Le risposte (nome e cognome del calciatore) dovranno pervenire via e-mail all'indirizzo redazione@tempi.it entro la mezzanotte della domenica successiva all'uscita di Tempi. Indicare 'Calcio in maschera/4' nel campo oggetto. La redazione provvederà a contattare il vincitore. In caso di vincitori ce ne fosse più d'uno, il fortunato sarà estratto a sorte.

Legge molto bene. La partita. La sua casa preferita è il centrocampo. Lì, testa alta, sguardo autorevole, detta la linea, come fanno i comandanti in capo. Tutto ruota intorno a lui anche senza il telefonino. Che è roba tutt’altro che scontata se non hai ufficialmente ancora l’età per fare il regista. Stavolta non vincerà il Mondiale. Avrà altre chance, pure se la sua Nazionale non è che abbia feeling particolare con il torneo dei tornei. Si consolerà con altri traguardi, specie se finirà in uno dei due più importanti club del mondo. E uno lo conosce, eccome se lo conosce…
Già ora non è che giochi in un club normale. La squadra è di rango, della capitale, amata da impazzire da uno scrittore molto labour. L’anno passato l’investitura. L’aristocratico allenatore gli consegnava le chiavi del centrocampo dopo l’addio al club di un vero gigante di quel ruolo. E dallo scultoreo e carismatico maestro ha trattenuto assai, non certo il vizio dell’entrata in ritardo e poco ortodossa. Stagione eccellente quella appena passata agli archivi. La prima da grande timoniere. Battezzata con la convocazione eccellente. In Germania. Dove il tempo del passaggio dalla panchina al campo è stato breve. In una gara ha destato meraviglia. Perfetto. Lineare. Semplice. Difficile. Era la palla a cercarlo con cocciutaggine. Se qualcuno si è distratto durante l’anno, in un colpo solo ha avuto la fortuna di recuperare, sgranando gli occhi.
Il giovin campione ha una mamma che lo tampina, lo marca stretto neanche fosse Gattuso. Una capa tanta con lo studio, con la tiritera del pezzo di carta, eccetera. Neanche in futuro dovesse partecipare a un concorso pubblico. Ma lui che è bravo ragazzo ha dato retta, si è iscritto alla facoltà di economia, roba per cervelli agili. Perdere le notti sulle tesi keynesiane? Non ne fa menzione. La memoria la sollecita con le battute della saga di Harry Potter. Quelle del film, però. Perfomance, queste, di cui va orgogliosissimo. Quasi come quando piazza l’assist giusto al veloce compagno di squadra francese.
A questo punto riavvolgiamo il nastro. A dieci anni è già bravo bravo. Chi lo osserva, forse non preoccupandosi di essere eccessivo, dice: «è un bambino già tanto adulto». Lo squadrone della zona non poteva rimanere insensibile al talentino. Impossibile resistere alla chiamata. Rimane fedele alla maglia tradizionalmente a strisce verticali, per cui stravedeva anche uno scrittore di gialli appassionato perso di cucina, fino al 2003, anno del ratto. Nel senso del rapimento. Accade che un club straniero, approfittando di conflitti interni a quella società, offre ai distratti dirigenti per il cartellino del ragazzino un assegno da 1 milione e mezzo di euro. In assoluto è un’ottima cifra, nella circostanza forse neppure sufficiente. Si consuma il gran colpo. Ma l’affare non si può dire che lo facciano entrambe. Il corso accelerato per diventare quello che è diventato simbolicamente appartiene anche a quel passaggio, a quel cambio di casacca, all’incontro con un altro mondo, un altro calcio, un’altra cultura. E un altro stadio che non sarà in ogni caso più il suo, anche se dovesse rinunciare alle lusinghe estive del dopo mondiale. Peccato. Perché in quell’arena si è costruito fuoriclasse. Con la politica dei piccoli passi. Che continua a rimanere un buon metodo. Ottieni risultati stando al tuo posto. Non procuri fastidi, non alimenti gelosie, conquisti stima e fiducia. E i tifosi quando ti scoprono non ti mollano più. Anche i non tifosi.

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