Tv scandalo? No, allegro andante con trash
È terminata l’estate, il periodo di letargo della Tv. Film anni Ottanta, quando non Settanta e Sessanta, repliche di varietà, vecchi filmati di repertorio. Ma col ritorno degli italiani dalle vacanze (e quindi dal tempo in cui la sera si sta fuori e il pomeriggio al mare) si ritorna al tempo del lavoro (e quindi della sera davanti al teleschermo). E ricomincia così la corsa a chi propone il varietà più ricco (di belle figliole e di soldi), alla serie di fiction più scandalose (ma politically correct), al talk show con gli ospiti più illustri e più strampalati. E per l’autunno riparte il “Grande Fratello 2” e inizia “Queers as Folk”, nuova fiction di La7 con protagonisti omosessuali di cui si trattano esplicitamente pensieri, costumi, abitudini e amori. Nel mare magnum dei palinsesti delle Tv pochi programmi da segnalare. Unica alternativa spegnere il televisore? Tempi ne ha parlato con due intellettuali, Antonio Socci, editorialista del Giornale, e Rino Cammilleri, giornalista e scrittore, e con un autore di programmi per la Tv, Giuseppe Feyles. Cosa hanno in comune? Che sono tutti e tre cattolici. E a tutti e tre è stato chiesto che cosa potrebbero o dovrebbero fare i cattolici di fronte a una situazione del genere.
Socci: un cannone puntato sulle tempie
«Non riesco a pormi il problema di che cosa devono fare i cattolici piuttosto che i laici. Io penso che questi programmi televisivi sono una cosa infame e degradante per tutti, di un’imbecillità e di una insulsaggine che credo ripugni a chiunque abbia il ben dell’intelletto. La motivazione che storicamente si accampa è che farebbero audience soltanto ballerine, grandi fratelli e quiz. Ma io non credo che questa motivazione sia attendibile perché esistono programmi “culturali” che hanno un buon seguito. Ma allora perché ci propinano solo trasmissioni di questo tipo?». Già, perché? «È una bella domanda che io vorrei rivolgere a chi pensa ai palinsesti televisivi. A questa gente che ha più potere di un ministro. A questa gente che pensa che gli italiani siano tutti degli imbecilli». Insomma, tutto da buttare? «Non voglio generalizzare, a volte capita di assistere a qualche programma interessante, bello. Ma è certo che oggi la Tv è più che altro un cannone puntato sulle nostre teste che cerca di indurmi a interessarmi solo a lustrini e grandi fratelli».
Cammilleri: facciamo come la Germania Ovest
«La tv? La uso come video per il videoregistratore. Non la guardi più ormai». Messo al corrente su che cosa ci attende l’autore de Il kattolico reagisce così: «La7 ha bisogno di visibilità. Secondo me quella fiction con omosessuali ha una ragione solo economica. La7 ha bisogno di lanciarsi ed è costretta a propinare un programma che sia diverso, alternativo rispetto al panorama televisivo attuale. E poi il “mercato rosa”, quello degli omosessuali, è un mercato ricco, di una minoranza che ha i quattrini e che soprattutto spende molto. Il Grande Fratello è una finestra aperta in casa d’altri. Chi resiste alla tentazione di farsi gli affari altrui? Adesso c’è l’assalto perché hanno visto che anche pinco pallino può diventare qualcuno, farsi una carriera anche se non ha né arte né parte. D’altronde questo è tipico della Tv: anche una mosca inquadrata da sola diventa Superman». Situazione da cestinare? «Francamente sì. Mediaset campa di pubblicità e ci propina premi, lustrini e sgambettamenti di ballerine. Gli altri, che campano di canone, anziché creare un’alternativa si son messi a far loro concorrenza. Morale: è tutto un gioco al ribasso. Bisognerebbe fare come i tedeschi dell’Ovest che, caduto il Muro, hanno capito che all’Est facevano più in fretta a buttare giù tutto e ricostruirlo piuttosto che cercare di mettere le pezze». Ma che si può fare? «Io sono fra i firmatari, assieme a Cardini e ad altri intellettuali, di un manifesto indirizzato al Presidente della Repubblica in cui si chiede l’apertura di un canale televisivo dedicato alla cultura. E poi sarei curioso di confrontare l’audience con gli altri canali. Fare una trasmissione una tantum fra Bonolis e Fazio tra “Quelli per il calcio, gli altri per il calcio, tutti per il calcio” serve a poco».
Feyles: facciamo squadra
Giuseppe Feyles è ideatore e curatore del programma “Gentes” in onda ogni giovedì in seconda serata su Retequattro. “Gentes” tratta in maniera rapida e incisiva delle tradizioni popolari italiane con immagini spettacolari e approfondimenti storici che raccontano l’origine delle feste (per la maggior parte medievali e religiose). Un suo giudizio sulla Tv? «Non racconta la realtà. È diventata luogo di fiction, di costruzioni di luoghi immaginari. La Tv costruisce un mondo per mostrarlo. Siamo al paradosso. Non è tutto da buttare, la questione vera è che mancano delle scuole, cioè manca la capacità (soprattutto nel mondo cattolico) di usare bene questo strumento, di impadronirsi delle tecniche e dei linguaggi che permettano di offrire dei contenuti. Esistono nel mondo della Tv singole personalità ispirate a valori cristiani che però hanno raramente costituito delle “officine” in cui si potesse imparare. E quindi questa loro capacità è rimasta sempre personale, non è mai stata trasmessa. E oggi i cattolici la Tv la fanno peggio degli altri». Gli giriamo la domanda di Socci: perché si propinano al telespettatore grandi fratelli e varietà demenziali? «La domanda che mi pongo non è perché si fa dell’intrattenimento finto ma perché non c’è nessuno che racconta la realtà vera. È una sottile distinzione che però nel secondo caso mette in evidenza la responsabilità di chi questo tipo di Tv potrebbe farla e non la fa. E parlo soprattutto degli operatori cattolici perché effettivamente c’è fra noi la consapevolezza di non riuscire a incidere in modo decisivo. La Tv è in mano ad una cultura e ad una sensibilità molto lontane dal mondo cattolico. E i cattolici fanno Tv in un modo inguardabile perché noioso, pedante, bacchettone e moralista. Sia chiaro, non è un handicap personale perché si è tutti bravi professionisti. L’incapacità consiste nel non saper far squadra. La Tv è un lavoro collettivo. Il mondo cattolico è invece fatto di tante singole professionalità che, magari per tornaconto personale, preferiscono coltivare il proprio orticello e non invece creare delle equipe di lavoro».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!