UBERSEXUAL INTERTRISTI
Stavo lì, incerto sul da farsi, nell’ultima uggiosa (piove, governo ladro, ma pure tu sei agli sgoccioli) settimana di ferie. Non sapevo se avviare l’autoanalisi per comprendere se sono metrosexual o ubersexual (uber, a occhio) oppure se dedicare qualche tempo a farmi nascere un interesse per Fazio, Fiorani e Ricucci, quando mi è caduto lo sguardo su tale Scalfarotto che occupava spazi enormi sui quotidiani. Chi è costui? Un manager gay che lavora a Londra, aspirante candidato alle primarie dell’Ulivo. Ho scoperto che, oltre a Prodi, ce ne sono a dozzine, Sgarbi, preti, nani e ballerine. Questi vogliono perdere le elezioni che hanno già vinto. Perché lo fanno?
La domanda è rimbalzata nel deserto di San Siro, dove l’Inter giocava a porte chiuse in Champions League. Ho capito perché l’Inter è la squadra preferita della gente che piace, degli ulivisti, o unionisti, degli intelligenti. Perché è attraversata dal medesimo autolesionismo. Quest’anno, lo giuro, pensavo che potesse vincere tutto. Poi ho visto Moratti e Tronchetti Provera con le magliette di Recoba e Adriano che saltavano a San Siro e mi s’è insinuato un dubbio. Magari vincono lo stesso, però faranno di tutto per perdere.
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