Uccidere Bush e anche Silvio. Avanti con il culto dell’odio

In questi giorni uscirà in Italia Shooting Silvio, film che racconta l’omicidio dell’attuale capo dell’opposizione Silvio Berlusconi. Tra qualche settimana, precisamente il 16 marzo, uscirà nelle sale Death of a President, film che ipotizza l’assassinio del presidente degli Stati Uniti George W. Bush in un prossimo futuro (19 ottobre 2007). Entrambi i film contribuiscono sicuramente a fomentare quella cultura dell’odio e del disprezzo nei confronti del proprio avversario politico. L’avversario viene demonizzato e visto come un nemico da eliminare a qualunque costo. Basta vedere il trailer del primo film, che si conclude con questa frase canzonatoria dal tono velatamente minaccioso: «Ti fischiano le orecchie presidente?». Sono operazioni che meritano solo una parola: vergogna.
Francesco Magni Brugherio (Mi)

Se ne avessero un pochino non avrebbero esposto il divieto di circolazione alla canzoncina che critica il noto pacifista di Teheran. Ma come si sa, l’arte è suicidio di una civiltà. O che barbarie è?

A proposito del suo commento su Famiglia Cristiana, due settimane fa ho avuto uno scambio di corrispondenza anche con il settimanale delle Paoline, che avevo bollato per aver sovrabbondantemente ospitato l’on. Bindi (e rincalzo Giorgio Campanini), in modo assai più esplicito che non la posizione della Chiesa ufficiale e reale.
don Angelo Busetto Chioggia

Chiesa ufficiale e reale? Ma non era il kit del “popolo-di-Dio-fai-da-te”?

Sono in Belgio per lavoro e ho appreso di un fatto di sangue orribile. Una madre ha ucciso i cinque figli, le prime quattro femmine e il quinto, un maschietto di due anni. Lei è belga, sposata con un immigrato marocchino. È terribile il modo in cui i giornali commentano il fatto, parlando in modo generico di fatto di pazzia generato da una «situazione senza uscita». Si riportano solo i “commenti dei vicini” (lui l’ha costretta ad avere figli finché non è arrivato il maschio; voleva portare i figli in Marocco; ormai lei era «sottomessa»; «il padre aveva obbligato la figlia maggiore a fare il Ramadan»). Salvo poi concludere che «a questo punto dell’inchiesta non sembra esserci alcun problema religioso all’origine del dramma». Mi affido al vostro lavoro di giornalisti per analizzare questo fatto ed eventualmente riportarlo sulla stampa italiana per quello che è, un ulteriore allarme della situazione drammatica verso cui scivoliamo.
Luca Marelli Bruxelles

Che musica per la macumba di Ceronetti.

La parlamentare della Margherita Paola Binetti, classificata tra i “teo-dem”, si sforza nei suoi interventi di far passare i Dico come il “male minore”. Tale principio non può applicarsi ai Pacs all’italiana, in quanto gli stessi, pur evitando il cerimoniale in Comune, riconoscono con l’iscrizione anagrafica, congiunta o disgiunta che sia, una dimensione pubblica all’unione di fatto. Non vale nemmeno il paragone con la legge 40 sulla procreazione assistita, i cui contenuti non sono conformi alla morale naturale, nonostante i toni di una martellante campagna referendaria – poi finita come sappiamo – che la presentavano come dettata dai vescovi. Con i Pacs-Dico si avrà invece la promozione pubblica di un comportamento per sua stessa natura privatistico, creando un matrimonio di serie B destinato a entrare nel costume.
Marco Cingolani via internet

È vero che la Binetti s’è sforzata tanto nel cercare di far quadrare il cerchio. È che quelli la vogliono proprio vedere in piazza, in cilicio sadomaso.

Stranissime indulgenze su Follini, di cui al massimo si dice che è un trasformista, oppure Harry Potter o un vispo tereso. C’è ben altro: Follini è colui che più di ogni altro ha scientificamente lavorato cinque anni per impedire al governo Berlusconi di fare riforme liberali e antistataliste molto attese dall’elettorato, per poi dire alla fine della legislatura che «il carnet (delle riforme) è molto scarso». Follini è ben più che un trasformista, è stato un infiltrato dei poteri della rendita pubblica dentro il governo Berlusconi. Ora, saltando il fosso, non è altro che il buon soldato (genio guastatori) che torna a casa terminata la missione nel campo nemico. Colgano piuttosto l’occasione per riflettere gli utili idioti: nel 2003-2004 la cosiddetta Destra sociale fu tutta un deliquio per l’Udc di Follini (Storace vagheggiò perfino una fusione), fino a far saltare Tremonti. Li accomunava la pretesa di non toccare le greppie oscene del pubblico impiego.
Mario Luzzini Spoleto

Va bene, la delusione si capisce, però non è che si possono raccontare le peripezie di un deputato volenteroso con i numeri di una porno star.

L’idea del presidente Formigoni e della Fondazione Europa Civiltà di promuovere una Scuola di cultura e formazione politica ha, credo, almeno un paio di meriti storici. Il primo è il fatto di strutturarsi come scuola, e scuola non di partito ma di politica: il più evidente segno di un passaggio consapevole dall’esigenza mistificante d’indottrinare una classe dirigente all’educazione della medesima, fatto che passa certo da presupposti teorici ma soprattutto da un luogo di mutuo scambio d’esperienze vitali. Il secondo è quello di manifestare un’identità chiara dentro un confronto libero e serrato con politici da una parte e dall’altra, tecnici, accademici e persone qualunque (soprattutto l’uomo qualunque mi pare trovi uno spazio d’espressione difficilmente rintracciabile altrove) senza timore o falsi pudori, avendo l’accortezza di sottoporre l’opera politica al giudizio della comunità fuori dall’ambito elettorale. Sarebbe anche abbastanza, ma c’è dell’altro: quattrocento persone contente di frequentarla. Il che, trattandosi di una scuola, la proietta nel campo dell’inaudito.
Mattia Spanò via internet

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